sabato 27 febbraio 2010

OdG sui diritti dei lavoratori migranti

Durante la seduta del Consiglio Comunale di mercoledì 24 febbraio, su proposta dei gruppi di maggioranza, è stato approvato il seguente Ordine del Giorno sul tema dei diritti dei lavoratori migranti. Un altro passo verso le mobilitazioni internazionali del 1 marzo, che a Bologna vedranno un presidio a partire dalle 15.3o in piazza del Nettuno a cui Rifondazione comunista aderisce e a cui invita tutte e tutti a partecipare.

Il Consiglio Comunale di Castel Maggiore

Premesso

  • che il tema del lavoro per la comunità straniera presente nel nostro Paese ha una duplice valenza, in quanto il lavoro per uno straniero è sia un mezzo di sussistenza, sia il mezzo attraverso il quale può rimanere legalmente sul territorio;

  • che i cittadini italiani che perdono il lavoro hanno diritto all’ indennità di disoccupazione per la durata di otto mesi mentre ai cittadini stranieri nella stessa condizione è riconosciuto un periodo di soli sei mesi “in attesa di occupazione”, trascorso il quale diventano “irregolari”;

ricordato

  • che il D.Lgs 286/1998 (cd Bossi Fini), all'art 2 comma 3 dice che" La Repubblica italiana, in attuazione della convenzione dell'OIL n. 143 del 24 giugno 1975, ratificata con legge 10 aprile 1981, n. 158, garantisce a tutti i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti nel suo territorio e alle loro famiglie parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani”;

  • che lo stesso D.Lgs 286/1998 all’art. 45 stabilisce che le Regioni “adottano programmi annuali e pluriennali relativi a proprie attività concernenti l’immigrazione, con particolare riguardo …. alle attività culturali, formative, informative, di integrazione e di promozione delle pari opportunità”, integrando così le competenze regionali relative all’organizzazione, programmazione, coordinamento dei servizi sociali sul territorio, delle politiche di welfare e di accesso ai diritti sociali;

considerato

che in questo momento di crisi generalizzata, gli immigrati inseriti nel mondo del lavoro, spesso nati e cresciuti in Italia, rischiano di cadere in una condizione di irregolarità e di lavoro nero, poiché molti di questi lavoratori hanno un permesso di soggiorno in “attesa di occupazione” già scaduto o che sta per scadere;

rilevato

che le comunità straniere sono parte integrante dell’economia del nostro paese, il cui lavoro contribuisce al 9,7% del Prodotto Interno Lordo e che, come tutti gli anelli deboli della società, soffrono molto di più l’aumento dei licenziamenti a causa delle crisi aziendali, come dimostrano i dati ricavati dal Centro per l’Impiego della Provincia di Bologna;

riaffermato

che in questa crisi economica ci debba essere parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti tra lavoratori stranieri e lavoratori italiani, come previsto dalla L.40/1998, artt.2, 3 e 5, e che la durata di soli sei mesi del permesso di soggiorno “in attesa di occupazione”, rispetto alla durata dell’indennità di disoccupazione dei cittadini italiani (che può arrivare a 12 mesi per i lavoratori più anziani), costituisce una lesione dei diritti maturati dai lavoratori stranieri durante l’attività lavorativa, creando quindi una situazione di discriminazione;

nell’esprimere grande preoccupazione sulle condizioni dei lavoratori che hanno vissuto e lavorato in questo territorio e che in questo momento si ritrovano – o si ritroveranno a breve - ad avere in mano un decreto di espulsione e verranno quindi considerati come nuovi arrivati senza lavoro e senza le condizioni per rimanere in Italia, paese nel quale hanno vissuto e spesso sono nati o hanno cresciuto i loro figli;

Invita

la Regione Emilia Romagna ad assumere tutte le iniziative atte a superare ogni situazione di discriminazione nei confronti dei lavoratori stranieri;

gli altri organi competenti a modificare la durata del permesso di soggiorno per “attesa di occupazione” da 6 mesi a 12 mesi.

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