I GAP con le arance e le clementine di Rosarno sono stati un grande successo: in poco più di un'ora a Castel Maggiore abbiamo distribuito 70kg di arance e 35kg tra clementine e mandarini; Primo Maggio non è stata da meno, con 40kg di arance e 30kg di clementine terminati prima dell'apertura prevista nonostante il freddo e il maltempo. Un grande ringraziamento a tutte e tutti coloro che hanno aderito numerosi e con entusiasmo a questa iniziativa: faremo in modo che possano seguirne altre con l'anno nuovo. Per ora i nostri migliori auguri di un felice 2012 e a presto!
martedì 27 dicembre 2011
sabato 17 dicembre 2011
Venerdì 23 e sabato 24 ritorna il GAP con le arance di Rosarno
È tornata la stagione delle arance e a Rosarno sono tornati gli africani. Sembra che quest’anno saranno ancora più dell’anno scorso, molti di più, soprattutto dal Maghreb, complici le primavere arabe e ancor più la tragedia della guerra in Libia. Rosarno ancora crocevia di storie individuali che intrecciano in questa periferia d’Europa le vicende dei popoli d’Africa e non solo. Rosarno che ancora sente aperte le ferite lasciate dalla rivolta del 2010, il peso dell’onta per i linciaggi e la caccia all’uomo… Rosarno presente nella storia dell’Italia del terzo millennio per esser stato teatro della prima deportazione etnica dell’epoca contemporanea. Una comunità che da decenni soffre sempre di più col crescente degrado ambientale e sociale del territorio, dove la vergogna dello sfruttamento nelle campagne e dei ghetti neri somma dolore a dolore senza apparente possibilità di soluzione. Eccola qua, a Rosarno, la modernità, il progresso… il capitalismo nelle campagne.
A quasi due anni dalla rivolta qualcosa forse è cambiato. Ma non sappiamo dire se in meglio o in peggio. Ci sono più controlli nei campi, aumentano i contratti, a volte finti a volte veri… polizia e carabinieri sono molto più presenti, impediscono che si ricrei lo scandalo evidente delle ex-fabbriche in bella vista sulla nazionale, occupate da centinaia di lavoratori immigrati in condizioni di degrado estremo; ricacciano tutti nelle campagne più interne, nei casolari dove si sta ancora peggio di prima, col terrore accresciuto d’incorrere per un controllo nei rigori della Bossi-Fini.
A parte questo, tutto uguale: le politiche d’accoglienza sono del tutto insufficienti e i lavoratori sono molti di più del lavoro che può offrire un’agricoltura in crisi, con l’abbandono delle campagne che si fa imponente per lo strozzamento definitivo dei piccoli. Un nuovo latifondo si profila in questa come in altre campagne, tra speculazioni dell’impresa criminale e interessi della filiera industriale, e la Grande Distribuzione Organizzata che governa questo come gli altri gironi infernali dell’agricoltura italiana a unico beneficio dei propri profitti maturati sui banchi dei supermercati in città.
Ma qualcosa dall’anno scorso davvero è cambiato. Tra gli africani più esperti, quelli nuovi che arrivano quest’anno ascoltano anche racconti strani e inaspettati: di contadini buoni che prendono i braccianti immigrati e li mettono in regola, ma per davvero, con le giornate e tutto, alla paga sindacale, non un minuto di lavoro in più dell’orario regolare.
Questo è SOS ROSARNO. La campagna di solidarietà che Equo Sud, insieme all’Osservatorio Migranti Africalabria, ha avviato lo scorso inverno con le “arance etiche dalla piana”.
- Per il recupero dell’agricoltura, quella sana, quella che si regge sui piccoli produttori, fondata sul rispetto verso la terra e verso l’uomo.
- Per la difesa del nostro territorio, che è premessa indispensabile a qualunque sviluppo sostenibile.
- Per la solidarietà e l’accoglienza verso chi viene a lavorare nella nostra terra e costituisce non solo una risorsa per la sopravvivenza dell’economia rurale ma anche una grande possibilità d’arricchimento umano e civile per un territorio sempre più spopolato e impoverito.
I PRODOTTI DI SOS ROSARNO: la QUALITA’ che fa rima con SOLIDARIETA’
Gli agrumi dei produttori di riferimento di EquoSud provengono rigorosamente da agricoltura biologica certificata. Tutti i produttori sono piccoli proprietari, singoli o associati in cooperative, assumono regolarmente la manodopera impiegata nella raccolta, per oltre il 50% immigrata, e sono interni al circuito della solidarietà con gli africani di Rosarno, che in mancanza di qualunque politica d’accoglienza possono sopperire ai bisogni più elementari solo grazie al sostegno delle realtà associative della società civile.
Proprio in ragione di ciò, quest’anno l’assemblea dei produttori ha deciso di praticare una maggiorazione del prezzo nella misura di 0,5 cent al kg da destinare all’attività di assistenza e solidarietà realizzata dell’Osservatorio Migranti Africalabria Rosarno insieme ad altre organizzazioni presenti nel territorio della piana di Gioia Tauro.
I PREZZI:
1,57 € al kg clementine e mandarini € 11/cassa da 7 kg
1,20 € al kg arance da tavola € 12/cassa da 10 kg
COMPOSIZIONE DEL PREZZO
CLEMENTINE € 1,57:
Raccolta 0,12 cent
Lavorazione 0,30 cent
Trasporto 0,15 cent
Promozione 0,10 cent
Quota di solidarietà:
Migranti 0,05 cent
Produttore 0.85cent
ARANCE TAVOLA € 1,20:
Raccolta 0,08 cent
Lavorazione* 0,30 cent
Trasporto 0,15 cent
Promozione 0,05 cent
Quota di solidarietà: Migranti 0,05 cent
Produttore 0,57 cent
Senza alcun rincaro rispetto a questi costi, il GAP di Castel Maggiore distribuirà le clementine e le arance di Rosarno. Telefonateci o inviateci una mail con il vostro ordinativo, che potrete ritirare direttamente in piazza. L’acquisto diretto sarà comunque possibile anche durante la distribuzione. Perché se Rosarno chiama…Castel Maggiore risponde!
lunedì 12 dicembre 2011
Lunedì 12 a Funo assemblea dei Comitati contro il Passante Nord
Lunedì 12 dicembre 2011 alle ore 20.45 presso il Centro civico di Funo di Argelato (Piazza Resistenza 1), i Comitati per l'alternativa al Passante Nord organizzano un'assemblea pubblica per fare il punto della situazione a seguito dei recenti sviluppi che hanno rimesso l'opera al centro dell'attenzione della politica e dei media. La Federazione della Sinistra di Castel Maggiore sarà presente e invita tutte le cittadine e tutti i cittadini dei territori coinvolti a partecipare.
mercoledì 30 novembre 2011
A VOLTE RITORNANO... RIECCO IL PASSANTE NORD!
Con la solita cadenza annuale, si annunciano sviluppi che riguardano il Passante Nord di Bologna. L'iter va avanti, nonostante tutto: è di novembre la notizia che la fase operativa per la realizzazione del progetto sta per partire. Con la sottoscrizione del verbale di accordo tra Anas e Autostrade per l’Italia si dà il via ufficialmente alla predisposizione del progetto definitivo, che ad oggi non esiste ancora. Questa nuova fase progettuale riguarda un'ipotesi “ridotta” del Passante Nord rispetto al precedente percorso, ipotizzato inizialmente di 41,4 km, ma che mantiene comunque i quattro caselli autostradali previsti.
Cerchiamo brevemente di riassumere le principali vicende riguardanti quest'opera controversa, ma prima ancora capiamo meglio di che cosa si tratterebbe.
Per Passante Nord si intende un tratto autostradale a doppia carreggiata composto da tre corsie (più quella di emergenza) per senso di marcia che dovrebbe collegare l'Autostrada A1 alla A13 e alla A14, consentendo di “aggirare” il nodo di Bologna. Il 30/09/2009 l'Unione Europea ha dato il primo via libera alla realizzazione dell'opera, cui il 16/07/2010 è seguito l'ok definitivo da parte della Commissione Europea.
L’ipotesi di partenza era quella di affidare i lavori con trattativa diretta alla Società Autostrade, ipotesi alla quale l’Europa opponeva invece la soluzione di una gara pubblica; il compromesso, con il consenso europeo, è stato trovato affidando in un primo momento il progetto generale e la gestione (e quindi anche l'incasso dei futuri pedaggi) alla Società Autostrade, impegnando però quest’ultima ad indire una successiva gara d'appalto pubblica per la realizzazione dei lavori. L'altra condizione richiesta dalla Commissione Europea è stata la scelta del tracciato che, come già ricordavo, dovrà essere più breve del precedente, in modo che possa sembrare una semplice modifica dell'autostrada esistente.
Come Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra ci opponiamo da anni a quest'opera e siamo al fianco dei Comitati per l'alternativa al Passante perché crediamo che si tratti di un intervento costosissimo, inutile e con un impatto ambientale devastante.
Il Passante Nord prima di tutto stravolgerà l'ambiente urbano e rurale perché la nuova bretella ridotta in molti casi passerebbe nelle immediate vicinanze dei centri abitati o attraverso terreni coltivati; l'opera è già vecchia prima di nascere perché è stata pensata quando si prevedevano tassi di crescita del traffico su gomma del 20%, cosa che non si è mai verificata; l'inquinamento aumenterà perché ci saranno 17 chilometri in più di tratto autostradale.
Continuiamo a credere che la strada da percorrere debba essere prioritariamente quella di un potenziamento della mobilità collettiva e alternativa, che renda sempre meno necessario l’uso dell’auto privata. Mentre tutto il mondo si muove in altre direzioni, il Passante Nord rappresenta l’ennesima facilitazione alla mobilità su gomma e l’ennesima colata di cemento.
Fortunatamente queste preoccupazioni non sono solo nostre ma, con diverse forme e accenti, sono state esplicitate anche dalla gran parte degli Amministratori che governano i Comuni che si vedrebbero attraversati dal Passante Nord, il cui progetto rimane però una vera e propria nebulosa.
Per quanto riguarda il territorio di Castel Maggiore, la stampa ad esempio ha pubblicato un'ipotesi di percorso secondo cui la bretella autostradale passerebbe sopra (o forse sotto?!) la Caserma del Genio Ferrovieri... Ogni commento risulta superfluo.
C'è infine un elemento da non trascurare che riguarda i Piani Strutturali Comunali (i vecchi Piani Regolatori) approvati negli ultimi anni dai Comuni della Provincia di Bologna -Castel Maggiore compreso- che considerano il Passante Nord nella versione precedente e dunque non hanno potuto prevedere gli effetti della riduzione del percorso attuale.
Come tutti questi elementi verranno messi in fila ad oggi non è dato saperlo, così come non possiamo conoscere gli effettivi margini di trattativa sul progetto definitivo che gli Enti territoriali coinvolti avranno. Saremo comunque preparati a darvi nuove notizie in merito non appena ce ne saranno.
Gianluca Ruotolo
Capogruppo Federazione della Sinistra
Castel Maggiore (Bo)
sabato 5 novembre 2011
martedì 4 ottobre 2011
1944-2011: in memoria degli eccidi nazifascisti
Nel 67° anniversario, Castel Maggiore ricorda il terribile 1944, con gli eccidi per rappresaglia del 3 e 12 settembre e quello di Sabbiuno di Piano, una strage che nella triste contabilità della guerra fa registrare, il 14 ottobre 1944, trentatre vittime civili di una feroce rappresaglia delle brigate nere. La Federazione della Sinistra di Castel Maggiore ci sarà e invita tutta la cittadinanza a partecipare.
Venerdì 14 ottobre, ore 18.00
Intitolazione del parco pubblico di Via Angelelli ad Aroldo Tolomelli (1921-2011)
Comandante partigiano, Senatore della Repubblica
• Intervengono:
Marco Monesi – Sindaco di Castel Maggiore
Mauro Olivi – Parlamentare del PCI dal 1976 al 1987
Sabato 15 ottobre
Commemorazione degli eccidi del 1944
• Ore 10.00 – Piazza della Pace (Municipio) – concentramento e partenza del corteo che raggiungerà il Parco delle Staffette Partigiane in Via Lirone. Il corteo è aperto dal Gonfalone della Città di Castel Maggiore, dal Sindaco, dalle autorità, dalle associazioni
• Ore 10.30 - Parco delle Staffette Partigiane, via Lirone 30
Onore ai caduti con il Picchetto del Reggimento Genio Ferrovieri
• Ore 10.45 - Centro Sociale Sandro Pertini, via Lirone 30
Gli eccidi del 1944 e il ricordo di Aroldo Tolomelli
Intervengono:
William Michelini – Presidente dell’ANPI di Bologna
Marco Monesi – Sindaco di Castel Maggiore
Buffet offerto dalla Banca del Tempo
lunedì 3 ottobre 2011
A 27 milioni di sì, il Governo risponde con un sonoro chissenefrega!
Nel Consiglio Comunale del 28 settembre è stata approvata una delibera con la quale si revoca l’iter di parziale privatizzazione di Geovest srl, società a capitale sociale interamente pubblico di cui fanno parte 11 Comuni (tra cui Castel Maggiore) e che si occupa di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati, oltre che di spazzamento, lavaggio, pulizia strade e piazze.
Questa delibera è figlia del grande risultato referendario del 12 e 13 giugno che ha abrogato il famigerato articolo 23 bis del decreto Ronchi (ex ministro alle Politiche comunitarie del Governo Berlusconi, inizialmente approdato nel nuovo partito di Fini e da poco ritornato all’ovile…), la normativa che a tappe forzate imponeva la privatizzazione delle società a capitale pubblico che gestiscono servizi pubblici a rilevanza economica.
A fronte di questa buona notizia sul piano locale, dobbiamo purtroppo registrare che l'esecutivo Berlusconi, nel giro di nemmeno tre mesi, ha invece già escogitato il modo per aggirare il voto referendario sull'acqua e sulla gestione dei beni comuni.
L'articolo 4 dell’ultima manovra economica del Governo prevede, infatti, nuovamente la possibilità di aprire ai privati la gestione di trasporti pubblici, asili e rifiuti.
A questo Governo evidentemente non interessa che ventisette milioni di italiani si siano recati alle urne e che abbiano indicato una via alternativa alla mercificazione dei beni comuni e dei servizi pubblici strategici.
L’esecutivo, inoltre, sempre all’interno della stessa manovra, con una mossa ancora più subdola ha introdotto incentivi economici a favore dei Comuni che decideranno di privatizzare le proprie società: mentre con una mano si tagliano o paralizzano le risorse necessarie agli Enti locali per portare avanti politiche sociali e d’investimento, con l’altra si distribuisce denaro a quegli stessi Enti per spingerli ad intraprendere politiche economiche di destra che perseguono lo smantellamento del patrimonio pubblico.
Ecco perché nei prossimi mesi, anche in presenza di una società come Geovest in grado di offrire ottimi servizi ai cittadini a tariffe più vantaggiose rispetto ai grandi concorrenti privati - o quasi - e con un’elevata efficienza delle politiche aziendali, il risultato appena conseguito potrebbe essere messo nuovamente in discussione.
E’ chiarissimo, quindi, come venga presa in giro la volontà degli italiani e come si spalanchino le porte alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, con la sola eccezione per il momento della gestione del servizio idrico. A questo proposito, però, Sacconi, “Ministro del welfare” dichiarava poche settimane fa che, in relazione alla gestione dell’acqua l’esito del referendum era da considerarsi niente affatto definitivo, affermando senza vergogna: “altro che sorella acqua, mi auguro che troveremo il modo per mettere in discussione il referendum”…
Eppure la Corte Costituzionale ha detto molto chiaramente che il referendum non era limitato alla gestione dell’acqua, ma che si estendeva a tutti i servizi pubblici locali!
Ci troviamo di fronte all’ennesimo abuso in spregio alla Costituzione e alla volontà popolare. In barba agli slogan federalistici, si continua poi ad intervenire sulle competenze dei Comuni e delle autonomie.
Come Federazione della Sinistra crediamo sia importante e necessario dare voce e applicazione al risultato referendario, rifiutando i ricatti introdotti dalla manovra. L’unica possibilità che abbiamo per evitare che quel grande risultato ci venga scippato è dunque quella di tornare a mobilitarci, con quello spirito e quell’entusiasmo che avevano animato la campagna referendaria dei mesi scorsi. Non sarà facile, ma vale la pena tentare.
Gianluca Ruotolo
Capogruppo Federazione della Sinistra
Castel Maggiore
Questa delibera è figlia del grande risultato referendario del 12 e 13 giugno che ha abrogato il famigerato articolo 23 bis del decreto Ronchi (ex ministro alle Politiche comunitarie del Governo Berlusconi, inizialmente approdato nel nuovo partito di Fini e da poco ritornato all’ovile…), la normativa che a tappe forzate imponeva la privatizzazione delle società a capitale pubblico che gestiscono servizi pubblici a rilevanza economica.
A fronte di questa buona notizia sul piano locale, dobbiamo purtroppo registrare che l'esecutivo Berlusconi, nel giro di nemmeno tre mesi, ha invece già escogitato il modo per aggirare il voto referendario sull'acqua e sulla gestione dei beni comuni.
L'articolo 4 dell’ultima manovra economica del Governo prevede, infatti, nuovamente la possibilità di aprire ai privati la gestione di trasporti pubblici, asili e rifiuti.
A questo Governo evidentemente non interessa che ventisette milioni di italiani si siano recati alle urne e che abbiano indicato una via alternativa alla mercificazione dei beni comuni e dei servizi pubblici strategici.
L’esecutivo, inoltre, sempre all’interno della stessa manovra, con una mossa ancora più subdola ha introdotto incentivi economici a favore dei Comuni che decideranno di privatizzare le proprie società: mentre con una mano si tagliano o paralizzano le risorse necessarie agli Enti locali per portare avanti politiche sociali e d’investimento, con l’altra si distribuisce denaro a quegli stessi Enti per spingerli ad intraprendere politiche economiche di destra che perseguono lo smantellamento del patrimonio pubblico.
Ecco perché nei prossimi mesi, anche in presenza di una società come Geovest in grado di offrire ottimi servizi ai cittadini a tariffe più vantaggiose rispetto ai grandi concorrenti privati - o quasi - e con un’elevata efficienza delle politiche aziendali, il risultato appena conseguito potrebbe essere messo nuovamente in discussione.
E’ chiarissimo, quindi, come venga presa in giro la volontà degli italiani e come si spalanchino le porte alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, con la sola eccezione per il momento della gestione del servizio idrico. A questo proposito, però, Sacconi, “Ministro del welfare” dichiarava poche settimane fa che, in relazione alla gestione dell’acqua l’esito del referendum era da considerarsi niente affatto definitivo, affermando senza vergogna: “altro che sorella acqua, mi auguro che troveremo il modo per mettere in discussione il referendum”…
Eppure la Corte Costituzionale ha detto molto chiaramente che il referendum non era limitato alla gestione dell’acqua, ma che si estendeva a tutti i servizi pubblici locali!
Ci troviamo di fronte all’ennesimo abuso in spregio alla Costituzione e alla volontà popolare. In barba agli slogan federalistici, si continua poi ad intervenire sulle competenze dei Comuni e delle autonomie.
Come Federazione della Sinistra crediamo sia importante e necessario dare voce e applicazione al risultato referendario, rifiutando i ricatti introdotti dalla manovra. L’unica possibilità che abbiamo per evitare che quel grande risultato ci venga scippato è dunque quella di tornare a mobilitarci, con quello spirito e quell’entusiasmo che avevano animato la campagna referendaria dei mesi scorsi. Non sarà facile, ma vale la pena tentare.
Gianluca Ruotolo
Capogruppo Federazione della Sinistra
Castel Maggiore
Consiglio Comunale del 28 settembre: gli interventi della Fds
DICHIARAZIONE DI APERTURA
Poche righe per esprimere come Gruppo consiliare della Federazione della Sinistra la nostra disapprovazione in relazione a quanto accaduto nella seduta del Consiglio Comunale di San Pietro in Casale giovedì 8 settembre 2011, che ha visto approvato un ordine del giorno presentato dal PDL-Lega Nord che impegna la Giunta a realizzare un cippo dedicato ai cosiddetti “prelevati” non prendendo in considerazione la storia della Liberazione di quel territorio e più in generale del nostro territorio.
L’auspicio è che la maggioranza del Consiglio di San Pietro in Casale, che ha enunciato la sua contrarietà all’Ordine del Giorno con una dichiarazione ufficiale pochi giorni dopo il Consiglio Comunale, recepisca istituzionalmente tale volontà in occasione del prossimo Consiglio Comunale così come viene richiesto dall'associazionismo democratico e dalla società civile non solo di San Pietro in Casale ma anche degli altri Comuni della Reno Galliera e che cancelli ufficialmente un gesto delle destre revisioniste che offende la memoria della lotta di Liberazione del nostro territorio.
Delibera revoca parziale privatizzazione Geovest
Questa delibera è figlia del grande risultato referendario dello scorso giugno che ha abrogato l'articolo del decreto Ronchi che a tappe forzate imponeva la privatizzazione delle società a capitale pubblico che gestivano servizi pubblici a rilevanza economica come appunto GEOVEST; eppure l'esecutivo Berlusconi ha già aggirato nel giro di pochi mese il voto del referendum sull'acqua del giugno scorso.
L'articolo 4 infatti della sua ultima manovra economica prevede la possibilità di aprire ai privati la gestione di trasporti pubblici, asili e rifiuti.
Non è bastato che con il referendum del 12 e 13 giugno ventisette milioni di italiani si recassero alle urne, né quel quorum così tradizionalmente difficile raggiungere.
La manovra economica spalanca le porte alla privatizzazione dei servizi pubblici locali.
Con lo slogan “l’acqua la lasciamo fuori”, il governo tira dentro i trasporti, gli asili, i rifiuti, e tutti quei servizi che rientrano nella categoria di servizi pubblici locali e che quindi, al pari del servizio idrico, erano toccati dal quesito referendario numero uno.
Questa è un’operazione illegittima sul piano costituzionale, perché interviene sulle competenze dei Comuni e delle autonomie. E’ una norma che lede il referendum. Obbliga ad alienare quote di società e a vincolare la vendita a scadenze temporali. In sostanza, depaupera il patrimonio e non si vede quindi come possa aiutare la finanza pubblica.
La Corte costituzionale aveva detto chiaramente che il referendum non era limitato all’acqua e invece ora vogliono limitare il più possibile quel Sì: delegittimarne la portata politica.
Politicamente credo sia importante e necessario dare voce al risultato dei referendum e non accettare i ricatti introdotti dalla manovra che darebbe risorse agli enti locali in cambio di privatizzazioni di società a capitale pubblico: un'ulteriore forma di pressione, che inciderà sul potere di scelta degli enti locali che sono oggetto di tagli costanti in relazione alle proprie risorse.
ODG CONTRARIO ALLA MANOVRA DEL GOVERNO
Lo scenario che si prospetta è quello dello smantellamento puro e semplice di pezzi rilevantissimi di welfare locale.
Che, peraltro, questo sia il vero obiettivo dell'attuale manovra nei confronti delle autonomie locali è più che logico. Si pensi ai dispositivi contenuti nel provvedimento approvato relativi alla privatizzazione dei servizi a rilevanza economica che fanno strame dei risultati del referendum.
Ma in gioco, nella manovra, è tutta la partita dei servizi, anche di quelli ad alto contenuto sociale, dall'assistenza agli anziani, ai servizi per l'infanzia, da quelli per l'istruzione a quelli della sanità.
La portata dell'attacco è di tali dimensioni che la protesta degli amministratori ha assunto caratteri del tutto trasversali. Ciò si spiega con la gravità dei provvedimenti che, oltre a provocare un evidentissimo danno sociale, mettono ormai in discussione il ruolo stesso delle istituzioni locali.
Viene meno, cioè, il loro ruolo di "prossimità" e cioè la relazione stretta che intercorre fra funzioni esercitate e destinatari locali di quelle stesse funzioni. Al di là del disprezzo nei confronti delle assemblee elettive locali che alcuni provvedimenti della manovra mettono in evidenza, il principale attacco alla democrazia viene condotto modificando la funzione degli enti locali.
All'ombra della manovra si consuma, così, una crisi della rappresentanza democratica e si lacerano i rapporti fra istituzioni e cittadini. Ha un bel dire la Lega che per sua iniziativa si è ridotto l'impatto della manovra sulle istituzioni locali: 1,8 miliardi in meno di tagli per il 2012 sui 6 previsti è piccola cosa se si considera che ai rimanenti 4,8 si aggiungono quelli già approvati solo due mesi fa e quelli previsti in precedenza.
Di fronte a questo occorre mobilitare un fronte ampio che riconnetta i cittadini destinatari dei servizi locali ai lavoratori pubblici e privati penalizzati dalla manovra.
Questa connessione è essenziale e rimanda all'esigenza di una modifica radicale della politica economica del paese.
E' a questo livello che occorre agire, ponendo anche agli amministratori l'esigenza che l'allentamento del patto di stabilità e il recupero di risorse per le autonomie locali siano conseguiti attraverso i soli modi socialmente accettabili e cioè colpendo gli alti redditi, i grandi patrimoni, l'evasione fiscale, le rendite finanziarie e tagliando le spese effettivamente inutili o, peggio, dannose.
Lontano da ciò sono le proposte inverosimili di eliminare importantissime feste civili come il 25 aprile e il Primo Maggio e ancora peggio la scelta assolutamente inaccettabile di introdurre l'articolo 8 all’interno della manovra che consente ai contratti aziendali di derogare ai contratti nazionali e alle leggi, comprese le norme sui licenziamenti. Queste azioni, del tutto inammissibili, secondo questo Governo dovrebbero favorire il lavoro stabile e la crescita economica. Tema, quello della crescita economica, che è del tutto assente da queste manovre.
Per quanto riguarda la parte del documento approvata dall' Anci a Perugia in data 23 settembre, allegato all'Ordine del giorno, che cita:
“Tutto ciò premesso Le Regioni, le Province e i Comuni ribadiscono il loro impegno per una non più dilazionabile vera riforma di tutte le istituzioni, improntata al massimo rigore della spesa e al criterio di migliori canoni di efficienza e buon andamento della pubblica amministrazione da realizzarsi attraverso la razionalizzazione delle funzioni e la conseguente riduzione della spesa a partire da quella statale, la semplificazione dei processi decisionali, l'eliminazione di duplicazioni e sovrapposizioni, la valorizzazione dell'autonomia dei territori”
voglio precisare, per quanto riguarda la parte che si riferisce a “la semplificazione dei processi decisionali”, che questa è giusta ed è da perseguire se si è in presenza (come purtroppo spesso accade) di sprechi e di sovrapposizioni e/o duplicazioni che coinvolgono queste funzioni; se invece ciò non fosse e si volesse con tale richiesta ridimensionare ulteriormente il ruolo delle assemblee elette dai cittadini sarei assolutamente contrario. Ciò infatti porterebbe ad un'ulteriore perdita di valore della democrazia, cosa che soprattutto in questo momento storico non è accettabile.
Gianluca Ruotolo
Capogruppo Fds
Comune di Castel Maggiore
mercoledì 7 settembre 2011
Le foto della Festa della FdS!
Queste sono solo alcune delle immagini della seconda Festa della Federazione della Sinistra di Castel Maggiore, che si è svolta nell'area del Centro "Pertini" dal 23 al 27 Agosto: cercateci su Facebook e ne vedrete delle belle! Ancora grazie di cuore alle volontarie e ai volontari che hanno reso possibile lo svolgimento dell'iniziativa, ma grazie anche a chi ha suonato, a chi è venuto a mangiare o ad ascoltare un dibattito, a chi avrebbe voluto ma non ce l'ha fatta... Insomma, grazie a tutte e a tutti!
giovedì 21 luglio 2011
Torna la Festa a Castel Maggiore!
Da martedì 23 a sabato 27 Agosto torna a Castel Maggiore (area Centro "Pertini", via Lirone 30) la Festa della Federazione della Sinistra: cliccando sulle immagini potrete visualizzare il programma politico, quello musicale e il menù dello stand gastronomico e del bar. Vi aspettiamo numerose/i!
venerdì 8 luglio 2011
La partita sull’acqua e sui beni comuni è appena iniziata
Dopo i risultati straordinariamente positivi dei referendum del 12 e 13 giugno, che hanno visto una grande partecipazione in tutt’Italia (Castel Maggiore con il suo 74,5% è stata tra le prime città italiane in termini di affluenza alle urne) palesando una sempre più evidente lontananza dalle politiche liberiste degli ultimi decenni e da quel berlusconismo che ha incancrenito la nostra società, la domanda sorge spontanea: e ora cosa succede?
In termini strettamente politici, è chiaro che la maggioranza del Paese reale non si riconosce più in una maggioranza parlamentare che rimane tale a seguito di rimpasti continui e di un trasformismo volgare fatto di premi e ricompense che rovinano l’idea stessa di una buona politica fatta di ideali e piccole pratiche quotidiane.
Andando, invece, nel merito dei quesiti referendari, mi voglio soffermare in particolare sui primi due che hanno riguardato l’acqua. Le conseguenze della vittoria del sì ai referendum contro la liberalizzazione/privatizzazione dei servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, trasporto locale su gomma) e contro il profitto sull’acqua, da un punto di vista strettamente formale sono principalmente due.
La prima è la ritrovata possibilità da parte degli Enti Locali di affidare le gestioni dei servizi pubblici locali a rilevanza economica nella modalità che ritengono più appropriata, a partire da proprie aziende in house. In questa casistica ricade anche Geovest, società interamente pubblica che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nel nostro territorio; nei mesi scorsi, in ottemperanza a quanto prescriveva un passaggio del Decreto Ronchi, era stato avviato un percorso di parziale privatizzazione che a nostro avviso ora dovrà necessariamente essere oggetto di un’approfondita riflessione.
La seconda conseguenza è quella di impedire ai gestori del servizio idrico di trarre un sicuro profitto dall’acqua, eliminando il 7% fisso di remunerazione del capitale prima previsto: ora dovrà essere Hera, in accordo con le Agenzie di Ambito Territoriale Ottimale (ATO) e quindi con gli Enti Locali, a prospettare un cambiamento nei propri assetti societari che tenga conto dell’esito delle urne e della volontà della maggioranza dei cittadini. Un altro tema aperto è quello degli investimenti da effettuare per il mantenimento e il rinnovamento delle reti, che il più delle volte non vengono portati a termine come da programmi concordati con le stesse ATO.
Alla luce di queste considerazioni, mi sembra evidente che il risultato referendario ottenuto ricopra un’importanza strategica di ampio respiro anche e soprattutto sul piano politico-culturale e nel medio-lungo periodo e che costituisca una spinta ad invertire la rotta in tutti quei servizi dove solo con una gestione di tipo pubblico e partecipato, quindi accorta ed efficiente, è possibile garantire un accesso realmente democratico ed universale.
Finalmente la volontà politica delle amministrazioni locali può tornare a contare senza quelle imposizioni del Governo centrale esclusivamente finalizzate a fare entrare nella gestione di servizi strategici dei soggetti privati che, in quanto tali, perseguono obiettivi diversi (il conseguimento di profitti, su tutti) da quelli caratteristici di chi ha come obiettivo principale l’interesse collettivo e il bene comune.
La partita dunque è appena iniziata.
Ora va attivato un ampio percorso partecipato, un percorso democratico che veda protagonisti i Consigli Comunali, i Comitati, le organizzazioni sociali, ma anche le/i cittadine/i tutte/i ed i lavoratori, per disegnare insieme i contorni di un diverso modo di gestire l’acqua ed i beni comuni, per affrontare il tema delle tariffe e di una nuova gestione dei servizi strategici. In particolare i Comitati costituitisi per la battaglia referendaria non devono smobilitare, ma al contrario sono tra i soggetti più titolati a svolgere un ruolo decisivo anche in questa seconda fase; l’esperienza di Castel Maggiore ci insegna che quando forze politiche, associazioni e singoli cittadini con sensibilità differenti portano avanti in modo unitario e trasversale un obiettivo comune, i risultati arrivano. C’è un patrimonio di idee, esperienze e voglia di partecipazione davvero significativo; ora sta alla buona politica saperlo ascoltare, valorizzare e non lasciare che si disperda.
Gianluca Ruotolo
Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra
Arriva il mercato contadino!
Tempi di “rana”?
A CASTEL MAGGIORE arriva il MERCATO CONTADINO!
Dal 15 luglio in Piazza Amendola ogni venerdì dalle 17.00 alle 20.00 direttamente dalle nostre terre frutta e verdura di stagione e prodotti tipici e trasformati. Inaugurazione venerdì 15 luglio alle ore 17.00.
La Federazione della Sinistra di Castel Maggiore, che era stata tra i proponenti di questa idea, ci sarà!
martedì 5 luglio 2011
martedì 14 giugno 2011
domenica 22 maggio 2011
lunedì 16 maggio 2011
giovedì 5 maggio 2011
E' nato il Comitato referendario di Castel Maggiore
Referendum abrogativi 12-13 giugno: costituito il Comitato di Castel Maggiore
Lo scorso 19 aprile si è tenuto presso la Casa del Popolo di Piazza Pace a Castel Maggiore un incontro per la costituzione del Comitato Referendario cittadino, relativo ai quattro quesiti su cui si voterà nei giorni 12-13 giugno 2011. Una ventina le persone presenti, in rappresentanza di quattro partiti politici (IdV, SEL, PRC-FDS, PD), di sei associazioni del territorio (Rose Rosse, Zoè, ANPI, Arci Sputnik Tom, SPI-CGIL, Cose Nuove) e di singoli cittadini.
In questa prima occasione ognuno ha espresso le motivazioni della propria adesione al Comitato, mettendosi a disposizione per le iniziative che verranno individuate allo scopo di sensibilizzare la cittadinanza sui temi oggetto della consultazione referendaria.
Tra i presenti è stato inoltre nominato un coordinatore, nella persona di Fabrizio Passarini (rappresentante dell’Associazione Cose Nuove), che agirà in stretta collaborazione con tutti gli altri mediante un costante scambio di informazioni sulle attività da intraprendere e quelle già in programma nel territorio; in questo modo si intende agire in sinergia fra le forze politiche e le altre realtà della società civile e collegare il livello comunale con quello di coordinamento provinciale e regionale.
Si è stabilito infine che la composizione attuale del Comitato non preclude assolutamente l’ingresso di nuovi aderenti, che anzi viene incoraggiata, sia come singoli sia come realtà associative.
Contattateci per conoscere le date dei banchetti e delle prossime iniziative!
giovedì 7 aprile 2011
2 Sì per l'Acqua bene comune
E' necessario un cambio di marcia. Un'inversione di tendenza. E il momento è arrivato. Per fare in modo che quasi 1 milione e 500 mila firme raccolte per presentare i quesiti referendari sull'acqua pubblica non siano state vane è necessaria una grande mobilitazione che porti la maggioranza degli italiani a votare ai referendum del 12 e 13 giugno. Di fronte ad una propaganda per l'acqua privatizzata (e per il ritorno al nucleare) che sarà subdola e ricca, dovremo essere in grado di comunicare le nostre ragioni nei modi più diversi: parlando con i vicini di casa, con gli amici, diffondendo messaggi via internet, organizzando volantinaggi ecc. La campagna referendaria “2 Sì per l'Acqua bene comune” è qualcosa che va oltre le bandiere, i colori, le appartenenze politiche. Non a caso ho scelto di scrivere questo articolo evitando simboli di partito, perché sono convinto che questa grande battaglia si possa e si debba vincere nel modo più unitario e trasversale possibile. Solo in questo modo potremo voltare pagina e segnare un punto a favore di un cambiamento reale nelle politiche di gestione dei beni comuni, acqua in primis ma non solo. Dopo un ventennio di privatizzazioni e mercificazione
della sfera pubblica, con la vittoria dei referendum i cittadini e le cittadine si potranno riappropriare finalmente di un bene comune primario decidendo in tutto e per tutto come gestirlo. Oggi questo non è possibile. Se si raggiungerà il quorum e vinceranno i sì non avremo più società per azioni che rispettano sempre meno le reali esigenze del cittadino a tutto vantaggio del mercato. Facciamo un esempio su tutti che ci riguarda molto da vicino: Hera. Qualche settimane fa, l'azienda ha richiesto all'Ato (Agenzia territoriale di ambito) del nostro territorio di competenza di aumentare le tariffe dell'acqua di circa il 10%. Può apparire paradossale e difficilmente comprensibile, eppure questo è possibile in virtù di una convenzione pluriennale tra Ato ed Hera che consente a quest'ultima di recuperare gli introiti preventivati e non realizzati se, come in questo caso, si verifica un calo dei consumi da parte delle famiglie e delle imprese. Morale della favola: i cittadini risparmiano, con il loro comportamento virtuoso o perché la crisi economica li ha colpiti (contribuendo a raggiungere quelli che formalmente sono gli obiettivi dichiarati da Hera), e per questo rischiano seriamente di ricevere bollette più salate! Ma non sono solo i cittadini ad essere penalizzati da questo tipo di politica, perché anche i Comuni, pur essendo ancora azionisti di maggioranza, non ricevono dalla società gli investimenti sulle reti che sarebbero necessari ad esempio per ridurre le dispersioni e gli sprechi. Basti pensare che quattro anni fa Hera si era impegnata a ridurli del 5% e che ad oggi siamo ad un misero -0,5%. Per cambiare tutto questo e tornare ad una gestione davvero pubblica e partecipata da parte dei cittadini ci vuole un grosso sforzo unitario affinché il quorum venga raggiunto. Dobbiamo dire forte e chiaro ad un Governo che ha deciso di buttare dalla finestra qualcosa come 400 milioni di euro pur di non fare l'Election Day (accorpando i referendum alle elezioni amministrative) che gli italiani sono stanchi di una politica che sacrifica gli interessi collettivi a vantaggio di quelli della cricca. L'auspicio è che anche a Castel Maggiore, con la partecipazione delle forze politiche, delle associazioni, dei singoli cittadini, si possa lavorare per dimostrare che un'altra Italia è possibile. Qui ed ora. Perché solo la partecipazione è libertà. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.
della sfera pubblica, con la vittoria dei referendum i cittadini e le cittadine si potranno riappropriare finalmente di un bene comune primario decidendo in tutto e per tutto come gestirlo. Oggi questo non è possibile. Se si raggiungerà il quorum e vinceranno i sì non avremo più società per azioni che rispettano sempre meno le reali esigenze del cittadino a tutto vantaggio del mercato. Facciamo un esempio su tutti che ci riguarda molto da vicino: Hera. Qualche settimane fa, l'azienda ha richiesto all'Ato (Agenzia territoriale di ambito) del nostro territorio di competenza di aumentare le tariffe dell'acqua di circa il 10%. Può apparire paradossale e difficilmente comprensibile, eppure questo è possibile in virtù di una convenzione pluriennale tra Ato ed Hera che consente a quest'ultima di recuperare gli introiti preventivati e non realizzati se, come in questo caso, si verifica un calo dei consumi da parte delle famiglie e delle imprese. Morale della favola: i cittadini risparmiano, con il loro comportamento virtuoso o perché la crisi economica li ha colpiti (contribuendo a raggiungere quelli che formalmente sono gli obiettivi dichiarati da Hera), e per questo rischiano seriamente di ricevere bollette più salate! Ma non sono solo i cittadini ad essere penalizzati da questo tipo di politica, perché anche i Comuni, pur essendo ancora azionisti di maggioranza, non ricevono dalla società gli investimenti sulle reti che sarebbero necessari ad esempio per ridurre le dispersioni e gli sprechi. Basti pensare che quattro anni fa Hera si era impegnata a ridurli del 5% e che ad oggi siamo ad un misero -0,5%. Per cambiare tutto questo e tornare ad una gestione davvero pubblica e partecipata da parte dei cittadini ci vuole un grosso sforzo unitario affinché il quorum venga raggiunto. Dobbiamo dire forte e chiaro ad un Governo che ha deciso di buttare dalla finestra qualcosa come 400 milioni di euro pur di non fare l'Election Day (accorpando i referendum alle elezioni amministrative) che gli italiani sono stanchi di una politica che sacrifica gli interessi collettivi a vantaggio di quelli della cricca. L'auspicio è che anche a Castel Maggiore, con la partecipazione delle forze politiche, delle associazioni, dei singoli cittadini, si possa lavorare per dimostrare che un'altra Italia è possibile. Qui ed ora. Perché solo la partecipazione è libertà. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.
Consigliere Comunale e firmatario dei quesiti referendari per l'Acqua bene comune
Consiglio Comunale del 30/03: trasferimento della PM al Corpo unico Reno-Galliera
Pubblichiamo di seguito l'intervento del Capogruppo FDS Gianluca Ruotolo sul tema del trasferimento della Polizia Municipale di Castel Maggiore al Corpo Unico dell'Unione Reno-Galliera.
Ieri pomeriggio (29 marzo ndr) ho avuto la fortuna di partecipare al Convegno organizzato dall’Unione Reno Galliera in merito alle Unioni dei Comuni, ed è stata l’occasione di conoscere i pregi e i difetti di questo strumento, con la presentazione nel corso dell’incontro di alcuni esempi di Unioni dei Comuni presenti nella Regione Emilia Romagna. Devo dire che dalle diverse esposizioni fornite, dai vari interlocutori, i pregi riferibili all’Unione de Comuni abbiano avuto sicuramente la meglio rispetto ai difetti. essere il valore aggiunto all’interno della comunità in un rapporto diretto e partecipato con i controllo sui servizi delegati all’Unione dei Comuni. Reputo soprattutto che l’esperienza dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna (che ritiene di essere una sorta di federazione dei Comuni) sia una di realtà di Unione dei Comuni molto interessante, anche perché sono sembrati molto chiari e ben definiti gli obiettivi raggiunti in termini di efficienza. Una parola che significa in questo caso per un’ amministrazione comunale essere in grado di offrire un servizio di una migliore qualità ad un costo più basso rispetto allo stesso servizio offerto da un singolo Comune. Penso che l’Unione Reno Galliera abbia tutto l’interesse ad andare in una direzione di questo tipo salvaguardando in questo modo le comunità presenti sul territorio dell’Unione e le sue rappresentanze democratiche che come è stato sottolineato anche ieri possono propri cittadini. I processi di trasferimento di servizi dal Comune all’Unione dei Comuni però devono garantire una serie di aspetti. Quello di coinvolgere attivamente, nel procedimento di trasferimento, gli addetti coinvolti e le loro rappresentanza ascoltando e prendendo in carico il più possibile le loro istanze. Quello di garantire sul territorio la presenza di presidi relativi al la cittadinanza Allo stesso tempo bisogna, che con questo trasferimento di funzioni, si eviti uno svuotamento dei Consigli Comunali (e delle singole sensibilità politiche presenti nei Gruppi di maggioranza e di minoranza dei diversi Comuni) in relazione al loro potere di indirizzo e Sono convinto che all’interno della logiche di efficienza si inserisca il trasferimento del servizio di polizia municipale dal Comune di Castel Maggiore all’Unione Reno Galliera che garantirà una copertura oraria del servizio più ampia e la presenza di sportelli per i cittadini e le cittadine di Castel Maggiore e garantirà quei servizi erogati dalla nostra polizia muncipale molto importanti per il territorio come il Cantiere Vigile e l'educazione e la formazione nelle scuole.
Consiglio Comunale del 30/03: le dichiarazioni di apertura della FDS
Solidarietà agli educatori del Distretto di Casalecchio
Fin dal ‘98, in alcuni Comuni della provincia di Bologna (Casalecchio, Monteveglio, Sasso Marconi, Zola Predosa, Crespellano, Savigno, Castello di Serravalle, Monte San Pietro e Bazzano), è presente un sistema socio-educativo che ha il suo punto di forza nella mancanza di turn-over tra gli operatori, e garantisce un riferimento unico all’utenza. Ora, le rappresentanze sindacali denunciano che questi Comuni e l’ASC (Azienda Speciale Consortile) “InSieme”, committenti e gestori del servizio, hanno deciso, senza alcun confronto con le parti sociali, un taglio di quasi 1,5 milioni di euro delle risorse destinate ai servizi sociali ed educativi del territorio con pesanti ripercussioni sia per centinaia di lavoratori e lavoratrici delle cooperative coinvolte sia per gli utenti.; perciò, i sindacati CGIL–Funzione Pubblica e USB, in rappresentanza dei lavoratori delle cooperative sociali dell’ASC e dei Comuni del distretto di Casalecchio, hanno dichiarato lo stato di agitazione. Come Federazione della Sinistra esprimiamo solidarietà agli educatori, alle educatrici e alle famiglie coinvolti da questa brutta politica di tagli ed esprimiamo la nostra vicinanza alle azioni di mobilitazione partite dal basso che hanno portato ad una presa di posizione dei sindacati e che stanno portando all’ottenimento di importanti concessioni da parte dei Sindaci e dell’ASC “Insieme”. L'auspicio è che nel nostro distretto non si arrivi mai a situazioni del genere.
Contro l'intervento militare in Libia
Premesso che nel contesto delle istanze di democrazia che stanno caratterizzando gli Stati Nordafricani, il regime dispotico di Gheddafi va nettamente condannato insieme alla grave complicità che ha caratterizzato la relazione tra il governo italiano e quel regime a cui era stato affidata la repressione e il contenimento militari dei profughi e degli immigrati; considerato che attualmente è in corso contro la Libia una vera e propria intrusione condotta da diverse potenze occidentali – l’Italia fra queste - che, con il pretesto di difendere i diritti umani della popolazione civile, ha come obiettivi principali il controllo delle risorse energetiche, in primis il petrolio e il tentativo di riportare sotto controllo il mondo arabo attraversato nelle settimane scorse da rivolte popolari a sfondo sociale; considerato che quest’ intervento militare guidato dalla Nato non può avere finalità umanitarie – come dimostra il numero dei morti civili in rapida ascesa - ma rappresenta un tentativo di occupazione che contrasta con la carta delle Nazioni Unite e con l’articolo 11 della nostra Costituzione; considerato che l’ ennesima tragedia imposta a quel popolo allontana la prospettiva di una Libia unita, indipendente, repubblicana e democratica, sola alternativa ai progetti di spartizione e di balcanizzazione che la renderebbero facile preda della voracità delle multinazionali e delle potenze straniere; la Federazione della Sinistra condanna senza se e senza ma i bombardamenti in atto sulla Libia condotti da alcune potenze occidentali con la complicità dell'Italia e invoca che sia interdetto l’uso delle basi collocate sul nostro territorio dalle quali parte l’aggressione militare. Auspica infine che le istituzioni, la società civile e il mondo dell’associazionismo, assumano l’iniziativa per una immediata mobilitazione per la pace e contro la guerra, per l’immediato cessate il fuoco e il sostegno ai profughi e alle vittime del conflitto.
domenica 20 marzo 2011
domenica 20 febbraio 2011
Depositiamo la nostra DAT prima della tagliola del Governo!
Come forse avrete avuto modo di sapere sono ripresi in Parlamento i lavori attorno al famigerato DDL Calabrò, la legge anticostituzionale sul fine vita proposta dal Governo dopo la vicenda Englaro; questo provvedimento tra le altre cose rischia di rendere inefficaci i registri delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT) che tanti Comuni, tra cui Castel Maggiore, avevano via via approvato in questi mesi, togliendo alle cittadine e ai cittadini anche questa possibilità di esprimere liberamente le proprie volontà.
Per chi dovesse ancora depositare la propria dichiarazione il nostro invito è a farlo il prima possibile e comunque prima dell'approvazione della legge nazionale: vi ricordiamo che potete rivolgervi all'URP di Piazza Pace nei seguenti giorni e orari di apertura: lunedì, mercoledì e venerdì: 8.30 - 13.00; martedì e giovedì: 8.30 - 19.00; sabato: 8.30 - 12.45.
Per ricevere un fac-simile di DAT da presentare allo sportello inviate una mail al nostro indirizzo.
Federazione della Sinistra Castel Maggiore
Technofrigo, FIAT e dintorni: per fortuna che c'è la FIOM!
Pubblichiamo di seguito l'articolo del Capogruppo della Federazione della Sinistra Gianluca Ruotolo uscito sul periodico comunale "In Comune".
Technofrigo, FIAT e dintorni: per fortuna che c'è la FIOM!
“Più di venti dei 160 dipendenti della Technofrigo di Castel Maggiore saranno messi in mobilità. Una pessima notizia per i lavoratori, che si sono sentiti presi in giro quando hanno ricevuto dalla stessa azienda la strenna natalizia. "Ma come, ieri licenziano e oggi regalano panettoni?". E la risposta é stata: "No grazie, i panettoni l'azienda se li può tenere".
Così una trentina di dolci sono stati deposti sotto l'albero di Natale nell'ingresso dell'azienda, con l'invito di donarli "a chi ne ha più bisogno". "E' stata una idea dei dipendenti- dice il funzionario aziendale, della Fiom-Cgil - e direi che al 99% hanno aderito tutti". Ieri, invece, dopo l'annuncio della mobilità, motivato da un calo di fatturato, i lavoratori della Technofrigo si sono riuniti in assemblea e hanno scioperato per un'ora. Torneranno ad incrociare le braccia martedì prossimo, per quattro ore, in occasione dell'incontro di trattativa”
Così una trentina di dolci sono stati deposti sotto l'albero di Natale nell'ingresso dell'azienda, con l'invito di donarli "a chi ne ha più bisogno". "E' stata una idea dei dipendenti- dice il funzionario aziendale, della Fiom-Cgil - e direi che al 99% hanno aderito tutti". Ieri, invece, dopo l'annuncio della mobilità, motivato da un calo di fatturato, i lavoratori della Technofrigo si sono riuniti in assemblea e hanno scioperato per un'ora. Torneranno ad incrociare le braccia martedì prossimo, per quattro ore, in occasione dell'incontro di trattativa”
Questo è quanto scriveva la redazione bolognese di Repubblica lo scorso 16 dicembre dopo la decisione dell'azienda di aprire 22 procedure di mobilità senza aver mai nemmeno dovuto ricorrere nel recente passato alla cassa integrazione. La notizia era giunta come un fulmine a ciel sereno su uno stabilimento che, per numero di dipendenti e in ragione del suo insediamento storico nella frazione di Castello dove sorgevano le Officine Barbieri, rappresenta un pezzo molto significativo del tessuto produttivo del nostro territorio.
Ora fortunatamente sappiamo che, a seguito della risposta compatta delle lavoratrici e dei lavoratori oltreché di una trattativa condotta in modo impeccabile dai delegati e dai funzionari della FIOM-CGIL, la decisione iniziale della proprietà si è decisamente modificata, giungendo ad un accordo certamente meno drammatico: le procedure di mobilità sono state ridotte a 10 -tutte su base volontaria- e di queste solamente 6/7 dovrebbero colpire lo stabilimento di Castel Maggiore; le altre saranno distribuite sugli altri siti produttivi italiani del gruppo GEA, la multinazionale tedesca proprietaria di Technofrigo. Altri 35 lavoratori saranno invece coinvolti da una procedura di cassa integrazione straordinaria per il periodo di un anno.
Come Federazione della Sinistra di Castel Maggiore, oltre ad esprimere la totale vicinanza ai lavoratori e al sindacato, abbiamo prima partecipato con una nostra delegazione al picchetto tenutosi davanti ai cancelli dell'azienda lo scorso 22 dicembre e poi abbiamo direttamente organizzato il 25 gennaio un presidio presso la Galleria del Centro sotto la parola d'ordine “Sì ai diritti, no ai ricatti” aperto a tutti i partiti del centrosinistra, alle associazioni e più in generale a tutti i cittadini e le cittadine del territorio per sostenere lo sciopero FIOM del 27 gennaio ed esprimere la nostra contrarietà al cosiddetto “modello Marchionne”.
Le scelte della FIAT a nostro avviso rappresentano infatti un gravissimo attacco ai principi e ai valori della Costituzione Italiana e alla democrazia perché calpestano la libertà dei lavoratori e delle lavoratrici di decidere a quale sindacato aderire per difendere collettivamente i propri diritti e di eleggere i propri rappresentanti in azienda. Si annullano il Contratto Nazionale di Lavoro e peggiorano le condizioni in fabbrica, si aumentano lo sfruttamento e l’orario di lavoro, si lede ogni diritto di sciopero e si riduce la retribuzione a chi si ammala cancellando così in colpo solo anni di lotte e di conquiste. Il ricatto di Marchionne è del tutto coerente con la distruzione della legislazione del lavoro in atto che vuol rendere tutti soli e precari; è la stessa logica regressiva messa in pratica dal Governo con l’attacco al diritto allo studio e alla ricerca attuato attraverso l’approvazione del Ddl Gelmini e il taglio ai fondi per l’informazione e la cultura. Si mettono così sotto scacco principi democratici di convivenza civile fondamentali. Come ha dimostrato l’introduzione delle deroghe nel Contratto Nazionale dei metalmeccanici firmato da Federmeccanica e da alcune organizzazioni sindacali complici, quando si ledono diritti fondamentali la ferita non si circoscrive ma travolge progressivamente tutto il mondo del lavoro e la società intera.
La grande manifestazione della FIOM-CGIL di giovedì 27 gennaio ha dimostrato come ci sia un'Italia che resiste e che si oppone con forza a questa regressione ottocentesca dei diritti: è a questa parte migliore del Paese, ben rappresentata dal coraggio e dalla dignità delle operaie e degli operai di Mirafiori, che come Federazione della Sinistra vogliamo e dobbiamo provare a dare voce, a Castel Maggiore come dovunque.
Gianluca Ruotolo
Capogruppo Federazione della Sinistra Castel Maggiore
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