Dopo i risultati straordinariamente positivi dei referendum del 12 e 13 giugno, che hanno visto una grande partecipazione in tutt’Italia (Castel Maggiore con il suo 74,5% è stata tra le prime città italiane in termini di affluenza alle urne) palesando una sempre più evidente lontananza dalle politiche liberiste degli ultimi decenni e da quel berlusconismo che ha incancrenito la nostra società, la domanda sorge spontanea: e ora cosa succede?
In termini strettamente politici, è chiaro che la maggioranza del Paese reale non si riconosce più in una maggioranza parlamentare che rimane tale a seguito di rimpasti continui e di un trasformismo volgare fatto di premi e ricompense che rovinano l’idea stessa di una buona politica fatta di ideali e piccole pratiche quotidiane.
Andando, invece, nel merito dei quesiti referendari, mi voglio soffermare in particolare sui primi due che hanno riguardato l’acqua. Le conseguenze della vittoria del sì ai referendum contro la liberalizzazione/privatizzazione dei servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, trasporto locale su gomma) e contro il profitto sull’acqua, da un punto di vista strettamente formale sono principalmente due.
La prima è la ritrovata possibilità da parte degli Enti Locali di affidare le gestioni dei servizi pubblici locali a rilevanza economica nella modalità che ritengono più appropriata, a partire da proprie aziende in house. In questa casistica ricade anche Geovest, società interamente pubblica che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nel nostro territorio; nei mesi scorsi, in ottemperanza a quanto prescriveva un passaggio del Decreto Ronchi, era stato avviato un percorso di parziale privatizzazione che a nostro avviso ora dovrà necessariamente essere oggetto di un’approfondita riflessione.
La seconda conseguenza è quella di impedire ai gestori del servizio idrico di trarre un sicuro profitto dall’acqua, eliminando il 7% fisso di remunerazione del capitale prima previsto: ora dovrà essere Hera, in accordo con le Agenzie di Ambito Territoriale Ottimale (ATO) e quindi con gli Enti Locali, a prospettare un cambiamento nei propri assetti societari che tenga conto dell’esito delle urne e della volontà della maggioranza dei cittadini. Un altro tema aperto è quello degli investimenti da effettuare per il mantenimento e il rinnovamento delle reti, che il più delle volte non vengono portati a termine come da programmi concordati con le stesse ATO.
Alla luce di queste considerazioni, mi sembra evidente che il risultato referendario ottenuto ricopra un’importanza strategica di ampio respiro anche e soprattutto sul piano politico-culturale e nel medio-lungo periodo e che costituisca una spinta ad invertire la rotta in tutti quei servizi dove solo con una gestione di tipo pubblico e partecipato, quindi accorta ed efficiente, è possibile garantire un accesso realmente democratico ed universale.
Finalmente la volontà politica delle amministrazioni locali può tornare a contare senza quelle imposizioni del Governo centrale esclusivamente finalizzate a fare entrare nella gestione di servizi strategici dei soggetti privati che, in quanto tali, perseguono obiettivi diversi (il conseguimento di profitti, su tutti) da quelli caratteristici di chi ha come obiettivo principale l’interesse collettivo e il bene comune.
La partita dunque è appena iniziata.
Ora va attivato un ampio percorso partecipato, un percorso democratico che veda protagonisti i Consigli Comunali, i Comitati, le organizzazioni sociali, ma anche le/i cittadine/i tutte/i ed i lavoratori, per disegnare insieme i contorni di un diverso modo di gestire l’acqua ed i beni comuni, per affrontare il tema delle tariffe e di una nuova gestione dei servizi strategici. In particolare i Comitati costituitisi per la battaglia referendaria non devono smobilitare, ma al contrario sono tra i soggetti più titolati a svolgere un ruolo decisivo anche in questa seconda fase; l’esperienza di Castel Maggiore ci insegna che quando forze politiche, associazioni e singoli cittadini con sensibilità differenti portano avanti in modo unitario e trasversale un obiettivo comune, i risultati arrivano. C’è un patrimonio di idee, esperienze e voglia di partecipazione davvero significativo; ora sta alla buona politica saperlo ascoltare, valorizzare e non lasciare che si disperda.
Gianluca Ruotolo
Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra

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