sabato 20 ottobre 2012

PASSANTE NORD: ENTRO IL 30 NOVEMBRE SI DECIDE. PERCHE' SIAMO CONTRARI AD OGNI PROPOSTA DI TRACCIATO

Ecco che ci risiamo con il Passante Nord. Questa volta sembra che siamo veramente ad un passo da conoscere il destino dell’opera (vecchia ormai di 10 anni) e soprattutto quello delle comunità e dei territori che sarebbero coinvolti dal nuovo progetto di tracciato frutto dello studio di Fattibilità di Società Autostrade. Il cosiddetto “Passantino”, che ha ricevuto il via libera dall’Unione Europa, è uno stradone di 32,7 chilometri a due corsie per senso di marcia che va da Zola Predosa a San Lazzaro e che attraverserebbe con un impatto a dir poco devastante l’abitato di Castel Maggiore. Le ipotesi pubblicate dalla stampa nel corso dell’estate mostrano addirittura un passaggio in sopraelevata tra Funo e Castel Maggiore, con un enorme serpente di asfalto che costeggerebbe via Ilaria Alpi deturpando in modo irreparabile la nostra campagna.

Detto questo, è doveroso partire dall’Ordine del Giorno che i partiti di maggioranza (PD, IDV e Federazione della Sinistra) hanno proposto al Consiglio Comunale del 26 settembre e che è stato votato anche dalle opposizioni: un OdG che esprime una posizione nettamente contraria al progetto presentato da Società Autostrade.

Come Rifondazione Comunista prima e come FDS poi denunciamo da anni che, dopo la bocciatura da parte dell'Unione Europea del vecchio progetto di Passante Nord, una nuova opera più piccola, sempre inutile come la precedente ma ancora più devastante per il territorio e per Castel Maggiore in particolare, stava prendendo forma lasciando volutamente all’oscuro le comunità e buona parte delle Istituzioni locali. A conferma di questo, da poche settimane siamo venuti a conoscenza del fatto che Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Provincia di Bologna, Anas e Società Autostrade hanno sottoscritto un protocollo d’intesa dove sta scritto che un accordo sul nuovo tracciato del Passante Nord dovrà essere trovato entro il 30 novembre. La lista dei firmatari dell’intesa evidenzia l’esclusione di tutti i Comuni interessati -tranne quello di Bologna- dagli incontri preparatori e dal Comitato Tecnico Scientifico che ha studiato il nuovo tracciato e la sua realizzazione. I Sindaci sono così stati messi di fronte al fatto compiuto, con l’obiettivo di pretendere il loro sì o, in caso di dissenso, caricarli della responsabilità della perdita di un finanziamento di 1 milione e 300mila euro. Fortunatamente il fronte dei Primi cittadini, a partire dal Sindaco Monesi, appare compatto per il no al “Passantino”, anche se sembra prevalere la volontà di trovare un accordo che riparta dal vecchio tracciato, che a nostro avviso rimane comunque non condivisibile.
Ma perché noi di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra siamo contrari ad un’opera che secondo i proponenti è pensata per decongestionare la tangenziale di Bologna e per ridurre l’inquinamento nell'area bolognese? Le nostre motivazioni sono molto simili a quelle che da anni sta esponendo il Comitato per l'Alternativa al Passante Nord (www.passantenord.org) :prima di tutto non si può accettare la devastazione di un intero territorio agricolo con la perdita di 8.000 ettari di colture di pregio, con il consumo di 100.000 tonnellate di petrolio equivalente ogni anno per i 17 km di asfalto in più in cambio di generiche e insufficienti “mitigazioni ambientali”. Il Passante Nord, già obsoleto nel 2003, in tutti questi anni si è rivelato sempre più distante dalla realtà. In particolare sono clamorosamente fallite le previsioni di incremento del traffico ed è drammaticamente aumentata la presa di coscienza a livello mondiale sul consumo del territorio. Come si può parlare di salvaguardia ambientale di fronte a questi dati, come si può sostenere che solo dopo aver realizzato il Passante Nord si potrà procedere allo sviluppo della mobilità sostenibile partendo dal Sistema Ferroviario Metropolitano?
Anche lo studio di fattibilità di Società Autostrade che accompagna il cosiddetto “Passantino” ha messo in chiaro che problemi di traffico sull’autostrada dopo l’entrata in funzione della terza corsia dinamica non ce ne sono, e ha smentito le previsioni di aumento esponenziale di traffico alla base del progetto Passante Nord (noi lo avevamo detto già nel 2003), sottolineando anzi che dal 2010 ad oggi il traffico è ulteriormente diminuito.
Anche l'idea che le Grandi Opere servono per rilanciare l’economia è vecchia e sbagliata: nient’altro che una fiammata di breve periodo che lascerebbe dietro di sé un territorio devastato. In un momento di grave crisi economica come questo è importante non sprecare risorse e guardare prioritariamente alle tante opere incomplete che potrebbero portare all’avvio di decine di cantieri più piccoli -con conseguente creazione di posti di lavoro diffusi sul territorio- finalizzati alla realizzazione di opere utili ad alleviare le reali problematiche della mobilità locale: terminare la Trasversale di Pianura, il ponte sul Reno a Trebbo, un casello autostradale dedicato per l'Interporto. Il tutto ad un costo molto inferiore e con benefici di gran lunga superiori rispetto al Passante Nord! 

Gianluca Ruotolo
Capogruppo FDS Castel Maggiore

CONTRIBUTO STRAORDINARIO PER L’AFFITTO: DAL COMUNE UN AIUTO CONCRETO CONTRO LA CRISI. Confermate tutte le risorse nonostante i tagli. Per la prima volta il bando si rivolge ai procedimenti di sfratto, anche per morosità

Nel periodo 2001-2010 a livello nazionale gli sfratti per morosità sono più che raddoppiati, registrando un incremento del +108,4%.

Nel 2011, secondo gli ultimi dati resi noti dal Ministero dell’Interno, nel nostro Paese sono state sfrattate 64 mila famiglie, di cui 56 mila (quasi il 90%) per morosità; le richieste di esecuzione forzata sono state addirittura 124 mila.

A livello regionale, se si considera il numero di sfratti registrato nel 2010 ogni mille famiglie in affitto, la realtà più interessata da questo fenomeno è stata l’Emilia-Romagna (22,7 sfratti per morosità ogni mille famiglie affittuarie).
Rispetto al passato sono mutate anche le tipologie familiari colpite da questo tipo di provvedimento: fino a qualche anno fa a non riuscire a pagare l’affitto erano in  particolare lavoratori saltuari o precari a basso reddito, pensionati con la minima, persone espulse dal mercato del lavoro; negli ultimi tempi il fenomeno ha assunto dimensioni numeriche sempre più preoccupanti coinvolgendo artigiani, commercianti, piccoli imprenditori, tenutari di partita Iva e in generale lavoratori dipendenti che un tempo avremmo definito “garantiti”  ma che con l’aggravarsi della crisi e il dilagare della precarietà sono scivolati in condizioni di marginalità economica.
A fronte di numeri da vera e propria emergenza sociale, i Governi guidati da Berlusconi prima e da Monti poi hanno pensato di rispondere con il taglio progressivo di ogni sostegno a chi vive in affitto, arrivando nel 2012 addirittura all’azzeramento del Fondo sociale per la locazione. Le mancate modifiche al Patto di Stabilità, meccanismo perverso che impedisce a Comuni come il nostro che pure avrebbero le risorse di ristrutturare e assegnare le cosiddette “case popolari”, e una crisi economica feroce hanno fatto il resto, peggiorando sensibilmente le condizioni materiali di vita di un numero sempre crescente di famiglie. Un combinato disposto micidiale che si fa di giorno in giorno sempre più insostenibile, anche perché molto spesso alla perdita del lavoro fa seguito quella della casa e le conseguenze sono devastanti.
Il Comune di Castel Maggiore, strangolato da vincoli sovraordinati e da uno stillicidio infinito di tagli, si è ostinato a camminare nella direzione contraria: dal 2010, oltre ad emettere un nostro specifico bando anticrisi, abbiamo integrato il trasferimento regionale del Fondo sociale con una quota più che doppia rispetto a quella che ci imponeva la legge, tentando in qualche modo di arginare la continua riduzione delle risorse. Quest’anno abbiamo confermato integralmente entrambi quegli stanziamenti, portandoli a confluire in unico Fondo da destinare a chi sul nostro territorio vive sulla pelle problematiche occupazionali ed abitative.
54.000 euro a disposizione di chi non riesce a sostenere il canone di locazione perché ha perso il lavoro, subisce provvedimenti di mobilità, cassa integrazione o riduzione di orario; un aiuto che da quest’anno si estende ai casi di sfratto, anche per morosità, per sostenere chi si trova a non poter affrontare né le spese per saldare il debito e rimanere nella propria casa né quelle per trovare un nuovo appartamento (basti pensare alle mensilità di caparra abitualmente richieste dai proprietari come garanzia o alle spese da corrispondere qualora sia coinvolta un’agenzia di intermediazione immobiliare).
Presentando la propria domanda dal 15 ottobre al 17 novembre sarà possibile avere accesso ad un contributo una tantum di 2 mila euro; qualora le richieste ricevute in questo arco temporale non arrivassero ad esaurire la disponibilità economica, il bando rimarrà aperto anche nei mesi successivi fino ad esaurimento delle risorse. 
Un aiuto concreto, utilizzabile per il pagamento della morosità o per le spese contrattuali di un nuovo appartamento; un sostegno necessario ma che, ne siamo consapevoli, certamente non sarà sufficiente. È evidente infatti che, di fronte ad un’emergenza sociale di dimensioni tanto vaste e preoccupanti, la latitanza della politica nazionale sia sempre più grave ed inaccettabile e che i Comuni non possano essere lasciati soli ad affrontarla.
Federico Palma
Assessore alle Politiche abitative

Per verificare requisiti e modalità di presentazione della domanda clicca QUI

Per il diritto ad avere diritti: firma anche tu!

PER IL DIRITTO AD AVERE DIRITTI
Appello regionale a sostegno dei referendum sul lavoro (www.referendumlavoro.it) 

La drammaticità della situazione è sotto gli occhi di tutti: le aziende espellono manodopera e i giovani sono, nella migliore delle ipotesi, costretti ad accettare lavori senza futuro e senza diritti. Ciò nonostante, è proprio in un contesto del genere che il legislatore ha deciso di abbassare drasticamente le tutele tanto a chi un’occupazione ce l‘ha quanto a chi la cerca senza riuscire a trovarla.
Per questo, l’avvio della campagna referendaria per l’abrogazione delle modifiche introdotte dalla recente “riforma Fornero” all’art. 18 dello statuto dei lavoratori (riscritto dalla legge 2012/92) e dell’art. 8 della legge 2011/148 equivale ad un’energica sollecitazione a discutere pubblicamente l’impianto di base delle regole riguardanti il (poco) lavoro che c’è e il (tanto) lavoro che si cerca e non si trova.
La  riforma-Fornero ha sostanzialmente ripristinato la licenza di licenziare d’una volta. Salvo poche eccezioni, infatti, anche il licenziamento di cui sia stata accertata l’illegittimità in sede giudiziaria produce l’estinzione del rapporto col solo obbligo di pagare un pedaggio equivalente alla monetizzazione forfettaria del danno causato.
Peraltro, nel settembre dell’anno scorso il Parlamento aveva approvato una riforma ancora più devastante e priva di riscontri nel panorama internazionale.  Con l’art. 8 della legge 2011/148 ha dismesso la funzione di regolare i rapporti di lavoro, che gli spetta in base alla costituzione, ed ha destabilizzato il contratto nazionale di categoria.  Infatti, ha concesso persino ad agenti privati d’incerta rappresentatività l’opportunità di gestire a livello aziendale (ma anche in ambiti territoriali determinabili in base a calcoli d’opportunità)  trattative che possono concludersi con accordi collettivi contenenti deroghe peggiorative non solo rispetto alla contrattazione nazionale, ma anche a gran parte della stessa legislazione del lavoro. Come dire che la norma sancisce il pressoché totale abbandono del principio d’inderogabilità delle regole del lavoro prodotte dalle fonti costituzionalmente legittimate a farle – legge e contratto nazionale di categoria – nonché l’evaporazione del principio per cui a lavoro uguale devono corrispondere uguali diritti, economici e non.
Pertanto, firmare la richiesta dei due referendum vuol dire uscire da una passività colma di rabbia, prendendo la sola iniziativa oggi praticabile per riportare i rapporti sindacali e di lavoro all’interno di un quadro di regole compatibile col sistema dei valori accolti dalla costituzione.    
Bologna, 10 Ottobre 2012

Umberto Romagnoli
Bruno Papignani
Maurizio Frigeri
Simonetta Ponzi
Domenico D'Anna
Tommaso Montebello
Nando Mainardi
Giovanni Paglia
Mauro Alboresi
Maria Rita Lodi
Maurizio Pulici
Paolo Galletti