martedì 4 ottobre 2011

1944-2011: in memoria degli eccidi nazifascisti

Nel 67° anniversario, Castel Maggiore ricorda il terribile 1944, con gli eccidi per rappresaglia del 3 e 12 settembre e quello di Sabbiuno di Piano, una strage che nella triste contabilità della guerra fa registrare, il 14 ottobre 1944, trentatre vittime civili di una feroce rappresaglia delle brigate nere. La Federazione della Sinistra di Castel Maggiore ci sarà e invita tutta la cittadinanza a partecipare.



Venerdì 14 ottobre, ore 18.00


Intitolazione del parco pubblico di Via Angelelli ad Aroldo Tolomelli (1921-2011)
Comandante partigiano, Senatore della Repubblica

• Intervengono:


Marco Monesi – Sindaco di Castel Maggiore


Mauro Olivi – Parlamentare del PCI dal 1976 al 1987

Sabato 15 ottobre


Commemorazione degli eccidi del 1944


• Ore 10.00 – Piazza della Pace (Municipio) – concentramento e partenza del corteo che raggiungerà il Parco delle Staffette Partigiane in Via Lirone. Il corteo è aperto dal Gonfalone della Città di Castel Maggiore, dal Sindaco, dalle autorità, dalle associazioni


• Ore 10.30 - Parco delle Staffette Partigiane, via Lirone 30


Onore ai caduti con il Picchetto del Reggimento Genio Ferrovieri


• Ore 10.45 - Centro Sociale Sandro Pertini, via Lirone 30


Gli eccidi del 1944 e il ricordo di Aroldo Tolomelli


Intervengono:


William Michelini – Presidente dell’ANPI di Bologna


Marco Monesi – Sindaco di Castel Maggiore


Buffet offerto dalla Banca del Tempo

lunedì 3 ottobre 2011

A 27 milioni di sì, il Governo risponde con un sonoro chissenefrega!

Nel Consiglio Comunale del 28 settembre è stata approvata una delibera con la quale si revoca l’iter di parziale privatizzazione di Geovest srl, società a capitale sociale interamente pubblico di cui fanno parte 11 Comuni (tra cui Castel Maggiore) e che si occupa di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati, oltre che di spazzamento, lavaggio, pulizia strade e piazze.


Questa delibera è figlia del grande risultato referendario del 12 e 13 giugno che ha abrogato il famigerato articolo 23 bis del decreto Ronchi (ex ministro alle Politiche comunitarie del Governo Berlusconi, inizialmente approdato nel nuovo partito di Fini e da poco ritornato all’ovile…), la normativa che a tappe forzate imponeva la privatizzazione delle società a capitale pubblico che gestiscono servizi pubblici a rilevanza economica.


A fronte di questa buona notizia sul piano locale, dobbiamo purtroppo registrare che l'esecutivo Berlusconi, nel giro di nemmeno tre mesi, ha invece già escogitato il modo per aggirare il voto referendario sull'acqua e sulla gestione dei beni comuni.


L'articolo 4 dell’ultima manovra economica del Governo prevede, infatti, nuovamente la possibilità di aprire ai privati la gestione di trasporti pubblici, asili e rifiuti.


A questo Governo evidentemente non interessa che ventisette milioni di italiani si siano recati alle urne e che abbiano indicato una via alternativa alla mercificazione dei beni comuni e dei servizi pubblici strategici.


L’esecutivo, inoltre, sempre all’interno della stessa manovra, con una mossa ancora più subdola ha introdotto incentivi economici a favore dei Comuni che decideranno di privatizzare le proprie società: mentre con una mano si tagliano o paralizzano le risorse necessarie agli Enti locali per portare avanti politiche sociali e d’investimento, con l’altra si distribuisce denaro a quegli stessi Enti per spingerli ad intraprendere politiche economiche di destra che perseguono lo smantellamento del patrimonio pubblico.


Ecco perché nei prossimi mesi, anche in presenza di una società come Geovest in grado di offrire ottimi servizi ai cittadini a tariffe più vantaggiose rispetto ai grandi concorrenti privati - o quasi - e con un’elevata efficienza delle politiche aziendali, il risultato appena conseguito potrebbe essere messo nuovamente in discussione.


E’ chiarissimo, quindi, come venga presa in giro la volontà degli italiani e come si spalanchino le porte alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, con la sola eccezione per il momento della gestione del servizio idrico. A questo proposito, però, Sacconi, “Ministro del welfare” dichiarava poche settimane fa che, in relazione alla gestione dell’acqua l’esito del referendum era da considerarsi niente affatto definitivo, affermando senza vergogna: “altro che sorella acqua, mi auguro che troveremo il modo per mettere in discussione il referendum”…


Eppure la Corte Costituzionale ha detto molto chiaramente che il referendum non era limitato alla gestione dell’acqua, ma che si estendeva a tutti i servizi pubblici locali!


Ci troviamo di fronte all’ennesimo abuso in spregio alla Costituzione e alla volontà popolare. In barba agli slogan federalistici, si continua poi ad intervenire sulle competenze dei Comuni e delle autonomie.


Come Federazione della Sinistra crediamo sia importante e necessario dare voce e applicazione al risultato referendario, rifiutando i ricatti introdotti dalla manovra. L’unica possibilità che abbiamo per evitare che quel grande risultato ci venga scippato è dunque quella di tornare a mobilitarci, con quello spirito e quell’entusiasmo che avevano animato la campagna referendaria dei mesi scorsi. Non sarà facile, ma vale la pena tentare.


Gianluca Ruotolo
Capogruppo Federazione della Sinistra
Castel Maggiore

Consiglio Comunale del 28 settembre: gli interventi della Fds

DICHIARAZIONE DI APERTURA

Poche righe per esprimere come Gruppo consiliare della Federazione della Sinistra la nostra disapprovazione in relazione a quanto accaduto nella seduta del Consiglio Comunale di San Pietro in Casale giovedì 8 settembre 2011, che ha visto approvato un ordine del giorno presentato dal PDL-Lega Nord che impegna la Giunta a realizzare un cippo dedicato ai cosiddetti “prelevati” non prendendo in considerazione la storia della Liberazione di quel territorio e più in generale del nostro territorio.

L’auspicio è che la maggioranza del Consiglio di San Pietro in Casale, che ha enunciato la sua contrarietà all’Ordine del Giorno con una dichiarazione ufficiale pochi giorni dopo il Consiglio Comunale, recepisca istituzionalmente tale volontà in occasione del prossimo Consiglio Comunale così come viene richiesto dall'associazionismo democratico e dalla società civile non solo di San Pietro in Casale ma anche degli altri Comuni della Reno Galliera e che cancelli ufficialmente un gesto delle destre revisioniste che offende la memoria della lotta di Liberazione del nostro territorio.

Delibera revoca parziale privatizzazione Geovest

Questa delibera è figlia del grande risultato referendario dello scorso giugno che ha abrogato l'articolo del decreto Ronchi che a tappe forzate imponeva la privatizzazione delle società a capitale pubblico che gestivano servizi pubblici a rilevanza economica come appunto GEOVEST; eppure l'esecutivo Berlusconi ha già aggirato nel giro di pochi mese il voto del referendum sull'acqua del giugno scorso.

L'articolo 4 infatti della sua ultima manovra economica prevede la possibilità di aprire ai privati la gestione di trasporti pubblici, asili e rifiuti.

Non è bastato che con il referendum del 12 e 13 giugno ventisette milioni di italiani si recassero alle urne, né quel quorum così tradizionalmente difficile raggiungere.

La manovra economica spalanca le porte alla privatizzazione dei servizi pubblici locali.

Con lo slogan “l’acqua la lasciamo fuori”, il governo tira dentro i trasporti, gli asili, i rifiuti, e tutti quei servizi che rientrano nella categoria di servizi pubblici locali e che quindi, al pari del servizio idrico, erano toccati dal quesito referendario numero uno.

Questa è un’operazione illegittima sul piano costituzionale, perché interviene sulle competenze dei Comuni e delle autonomie. E’ una norma che lede il referendum. Obbliga ad alienare quote di società e a vincolare la vendita a scadenze temporali. In sostanza, depaupera il patrimonio e non si vede quindi come possa aiutare la finanza pubblica.

La Corte costituzionale aveva detto chiaramente che il referendum non era limitato all’acqua e invece ora vogliono limitare il più possibile quel Sì: delegittimarne la portata politica.

Politicamente credo sia importante e necessario dare voce al risultato dei referendum e non accettare i ricatti introdotti dalla manovra che darebbe risorse agli enti locali in cambio di privatizzazioni di società a capitale pubblico: un'ulteriore forma di pressione, che inciderà sul potere di scelta degli enti locali che sono oggetto di tagli costanti in relazione alle proprie risorse.

ODG CONTRARIO ALLA MANOVRA DEL GOVERNO


Lo scenario che si prospetta è quello dello smantellamento puro e semplice di pezzi rilevantissimi di welfare locale.

Che, peraltro, questo sia il vero obiettivo dell'attuale manovra nei confronti delle autonomie locali è più che logico. Si pensi ai dispositivi contenuti nel provvedimento approvato relativi alla privatizzazione dei servizi a rilevanza economica che fanno strame dei risultati del referendum.

Ma in gioco, nella manovra, è tutta la partita dei servizi, anche di quelli ad alto contenuto sociale, dall'assistenza agli anziani, ai servizi per l'infanzia, da quelli per l'istruzione a quelli della sanità.

La portata dell'attacco è di tali dimensioni che la protesta degli amministratori ha assunto caratteri del tutto trasversali. Ciò si spiega con la gravità dei provvedimenti che, oltre a provocare un evidentissimo danno sociale, mettono ormai in discussione il ruolo stesso delle istituzioni locali.

Viene meno, cioè, il loro ruolo di "prossimità" e cioè la relazione stretta che intercorre fra funzioni esercitate e destinatari locali di quelle stesse funzioni. Al di là del disprezzo nei confronti delle assemblee elettive locali che alcuni provvedimenti della manovra mettono in evidenza, il principale attacco alla democrazia viene condotto modificando la funzione degli enti locali.

All'ombra della manovra si consuma, così, una crisi della rappresentanza democratica e si lacerano i rapporti fra istituzioni e cittadini. Ha un bel dire la Lega che per sua iniziativa si è ridotto l'impatto della manovra sulle istituzioni locali: 1,8 miliardi in meno di tagli per il 2012 sui 6 previsti è piccola cosa se si considera che ai rimanenti 4,8 si aggiungono quelli già approvati solo due mesi fa e quelli previsti in precedenza.

Di fronte a questo occorre mobilitare un fronte ampio che riconnetta i cittadini destinatari dei servizi locali ai lavoratori pubblici e privati penalizzati dalla manovra.

Questa connessione è essenziale e rimanda all'esigenza di una modifica radicale della politica economica del paese.

E' a questo livello che occorre agire, ponendo anche agli amministratori l'esigenza che l'allentamento del patto di stabilità e il recupero di risorse per le autonomie locali siano conseguiti attraverso i soli modi socialmente accettabili e cioè colpendo gli alti redditi, i grandi patrimoni, l'evasione fiscale, le rendite finanziarie e tagliando le spese effettivamente inutili o, peggio, dannose.

Lontano da ciò sono le proposte inverosimili di eliminare importantissime feste civili come il 25 aprile e il Primo Maggio e ancora peggio la scelta assolutamente inaccettabile di introdurre l'articolo 8 all’interno della manovra che consente ai contratti aziendali di derogare ai contratti nazionali e alle leggi, comprese le norme sui licenziamenti. Queste azioni, del tutto inammissibili, secondo questo Governo dovrebbero favorire il lavoro stabile e la crescita economica. Tema, quello della crescita economica, che è del tutto assente da queste manovre.

Per quanto riguarda la parte del documento approvata dall' Anci a Perugia in data 23 settembre, allegato all'Ordine del giorno, che cita:

“Tutto ciò premesso Le Regioni, le Province e i Comuni ribadiscono il loro impegno per una non più dilazionabile vera riforma di tutte le istituzioni, improntata al massimo rigore della spesa e al criterio di migliori canoni di efficienza e buon andamento della pubblica amministrazione da realizzarsi attraverso la razionalizzazione delle funzioni e la conseguente riduzione della spesa a partire da quella statale, la semplificazione dei processi decisionali, l'eliminazione di duplicazioni e sovrapposizioni, la valorizzazione dell'autonomia dei territori”

voglio precisare, per quanto riguarda la parte che si riferisce a “la semplificazione dei processi decisionali”, che questa è giusta ed è da perseguire se si è in presenza (come purtroppo spesso accade) di sprechi e di sovrapposizioni e/o duplicazioni che coinvolgono queste funzioni; se invece ciò non fosse e si volesse con tale richiesta ridimensionare ulteriormente il ruolo delle assemblee elette dai cittadini sarei assolutamente contrario. Ciò infatti porterebbe ad un'ulteriore perdita di valore della democrazia, cosa che soprattutto in questo momento storico non è accettabile.

Gianluca Ruotolo

Capogruppo Fds
Comune di Castel Maggiore