DICHIARAZIONE DI APERTURA
Poche righe per esprimere come Gruppo consiliare della Federazione della Sinistra la nostra disapprovazione in relazione a quanto accaduto nella seduta del Consiglio Comunale di San Pietro in Casale giovedì 8 settembre 2011, che ha visto approvato un ordine del giorno presentato dal PDL-Lega Nord che impegna la Giunta a realizzare un cippo dedicato ai cosiddetti “prelevati” non prendendo in considerazione la storia della Liberazione di quel territorio e più in generale del nostro territorio.
L’auspicio è che la maggioranza del Consiglio di San Pietro in Casale, che ha enunciato la sua contrarietà all’Ordine del Giorno con una dichiarazione ufficiale pochi giorni dopo il Consiglio Comunale, recepisca istituzionalmente tale volontà in occasione del prossimo Consiglio Comunale così come viene richiesto dall'associazionismo democratico e dalla società civile non solo di San Pietro in Casale ma anche degli altri Comuni della Reno Galliera e che cancelli ufficialmente un gesto delle destre revisioniste che offende la memoria della lotta di Liberazione del nostro territorio.
Delibera revoca parziale privatizzazione Geovest
Questa delibera è figlia del grande risultato referendario dello scorso giugno che ha abrogato l'articolo del decreto Ronchi che a tappe forzate imponeva la privatizzazione delle società a capitale pubblico che gestivano servizi pubblici a rilevanza economica come appunto GEOVEST; eppure l'esecutivo Berlusconi ha già aggirato nel giro di pochi mese il voto del referendum sull'acqua del giugno scorso.
L'articolo 4 infatti della sua ultima manovra economica prevede la possibilità di aprire ai privati la gestione di trasporti pubblici, asili e rifiuti.
Non è bastato che con il referendum del 12 e 13 giugno ventisette milioni di italiani si recassero alle urne, né quel quorum così tradizionalmente difficile raggiungere.
La manovra economica spalanca le porte alla privatizzazione dei servizi pubblici locali.
Con lo slogan “l’acqua la lasciamo fuori”, il governo tira dentro i trasporti, gli asili, i rifiuti, e tutti quei servizi che rientrano nella categoria di servizi pubblici locali e che quindi, al pari del servizio idrico, erano toccati dal quesito referendario numero uno.
Questa è un’operazione illegittima sul piano costituzionale, perché interviene sulle competenze dei Comuni e delle autonomie. E’ una norma che lede il referendum. Obbliga ad alienare quote di società e a vincolare la vendita a scadenze temporali. In sostanza, depaupera il patrimonio e non si vede quindi come possa aiutare la finanza pubblica.
La Corte costituzionale aveva detto chiaramente che il referendum non era limitato all’acqua e invece ora vogliono limitare il più possibile quel Sì: delegittimarne la portata politica.
Politicamente credo sia importante e necessario dare voce al risultato dei referendum e non accettare i ricatti introdotti dalla manovra che darebbe risorse agli enti locali in cambio di privatizzazioni di società a capitale pubblico: un'ulteriore forma di pressione, che inciderà sul potere di scelta degli enti locali che sono oggetto di tagli costanti in relazione alle proprie risorse.
ODG CONTRARIO ALLA MANOVRA DEL GOVERNO
Lo scenario che si prospetta è quello dello smantellamento puro e semplice di pezzi rilevantissimi di welfare locale.
Che, peraltro, questo sia il vero obiettivo dell'attuale manovra nei confronti delle autonomie locali è più che logico. Si pensi ai dispositivi contenuti nel provvedimento approvato relativi alla privatizzazione dei servizi a rilevanza economica che fanno strame dei risultati del referendum.
Ma in gioco, nella manovra, è tutta la partita dei servizi, anche di quelli ad alto contenuto sociale, dall'assistenza agli anziani, ai servizi per l'infanzia, da quelli per l'istruzione a quelli della sanità.
La portata dell'attacco è di tali dimensioni che la protesta degli amministratori ha assunto caratteri del tutto trasversali. Ciò si spiega con la gravità dei provvedimenti che, oltre a provocare un evidentissimo danno sociale, mettono ormai in discussione il ruolo stesso delle istituzioni locali.
Viene meno, cioè, il loro ruolo di "prossimità" e cioè la relazione stretta che intercorre fra funzioni esercitate e destinatari locali di quelle stesse funzioni. Al di là del disprezzo nei confronti delle assemblee elettive locali che alcuni provvedimenti della manovra mettono in evidenza, il principale attacco alla democrazia viene condotto modificando la funzione degli enti locali.
All'ombra della manovra si consuma, così, una crisi della rappresentanza democratica e si lacerano i rapporti fra istituzioni e cittadini. Ha un bel dire la Lega che per sua iniziativa si è ridotto l'impatto della manovra sulle istituzioni locali: 1,8 miliardi in meno di tagli per il 2012 sui 6 previsti è piccola cosa se si considera che ai rimanenti 4,8 si aggiungono quelli già approvati solo due mesi fa e quelli previsti in precedenza.
Di fronte a questo occorre mobilitare un fronte ampio che riconnetta i cittadini destinatari dei servizi locali ai lavoratori pubblici e privati penalizzati dalla manovra.
Questa connessione è essenziale e rimanda all'esigenza di una modifica radicale della politica economica del paese.
E' a questo livello che occorre agire, ponendo anche agli amministratori l'esigenza che l'allentamento del patto di stabilità e il recupero di risorse per le autonomie locali siano conseguiti attraverso i soli modi socialmente accettabili e cioè colpendo gli alti redditi, i grandi patrimoni, l'evasione fiscale, le rendite finanziarie e tagliando le spese effettivamente inutili o, peggio, dannose.
Lontano da ciò sono le proposte inverosimili di eliminare importantissime feste civili come il 25 aprile e il Primo Maggio e ancora peggio la scelta assolutamente inaccettabile di introdurre l'articolo 8 all’interno della manovra che consente ai contratti aziendali di derogare ai contratti nazionali e alle leggi, comprese le norme sui licenziamenti. Queste azioni, del tutto inammissibili, secondo questo Governo dovrebbero favorire il lavoro stabile e la crescita economica. Tema, quello della crescita economica, che è del tutto assente da queste manovre.
Per quanto riguarda la parte del documento approvata dall' Anci a Perugia in data 23 settembre, allegato all'Ordine del giorno, che cita:
“Tutto ciò premesso Le Regioni, le Province e i Comuni ribadiscono il loro impegno per una non più dilazionabile vera riforma di tutte le istituzioni, improntata al massimo rigore della spesa e al criterio di migliori canoni di efficienza e buon andamento della pubblica amministrazione da realizzarsi attraverso la razionalizzazione delle funzioni e la conseguente riduzione della spesa a partire da quella statale, la semplificazione dei processi decisionali, l'eliminazione di duplicazioni e sovrapposizioni, la valorizzazione dell'autonomia dei territori”
voglio precisare, per quanto riguarda la parte che si riferisce a “la semplificazione dei processi decisionali”, che questa è giusta ed è da perseguire se si è in presenza (come purtroppo spesso accade) di sprechi e di sovrapposizioni e/o duplicazioni che coinvolgono queste funzioni; se invece ciò non fosse e si volesse con tale richiesta ridimensionare ulteriormente il ruolo delle assemblee elette dai cittadini sarei assolutamente contrario. Ciò infatti porterebbe ad un'ulteriore perdita di valore della democrazia, cosa che soprattutto in questo momento storico non è accettabile.
Gianluca Ruotolo
Capogruppo Fds
Comune di Castel Maggiore

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