Nel Consiglio Comunale del 28 settembre è stata approvata una delibera con la quale si revoca l’iter di parziale privatizzazione di Geovest srl, società a capitale sociale interamente pubblico di cui fanno parte 11 Comuni (tra cui Castel Maggiore) e che si occupa di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati, oltre che di spazzamento, lavaggio, pulizia strade e piazze.
Questa delibera è figlia del grande risultato referendario del 12 e 13 giugno che ha abrogato il famigerato articolo 23 bis del decreto Ronchi (ex ministro alle Politiche comunitarie del Governo Berlusconi, inizialmente approdato nel nuovo partito di Fini e da poco ritornato all’ovile…), la normativa che a tappe forzate imponeva la privatizzazione delle società a capitale pubblico che gestiscono servizi pubblici a rilevanza economica.
A fronte di questa buona notizia sul piano locale, dobbiamo purtroppo registrare che l'esecutivo Berlusconi, nel giro di nemmeno tre mesi, ha invece già escogitato il modo per aggirare il voto referendario sull'acqua e sulla gestione dei beni comuni.
L'articolo 4 dell’ultima manovra economica del Governo prevede, infatti, nuovamente la possibilità di aprire ai privati la gestione di trasporti pubblici, asili e rifiuti.
A questo Governo evidentemente non interessa che ventisette milioni di italiani si siano recati alle urne e che abbiano indicato una via alternativa alla mercificazione dei beni comuni e dei servizi pubblici strategici.
L’esecutivo, inoltre, sempre all’interno della stessa manovra, con una mossa ancora più subdola ha introdotto incentivi economici a favore dei Comuni che decideranno di privatizzare le proprie società: mentre con una mano si tagliano o paralizzano le risorse necessarie agli Enti locali per portare avanti politiche sociali e d’investimento, con l’altra si distribuisce denaro a quegli stessi Enti per spingerli ad intraprendere politiche economiche di destra che perseguono lo smantellamento del patrimonio pubblico.
Ecco perché nei prossimi mesi, anche in presenza di una società come Geovest in grado di offrire ottimi servizi ai cittadini a tariffe più vantaggiose rispetto ai grandi concorrenti privati - o quasi - e con un’elevata efficienza delle politiche aziendali, il risultato appena conseguito potrebbe essere messo nuovamente in discussione.
E’ chiarissimo, quindi, come venga presa in giro la volontà degli italiani e come si spalanchino le porte alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, con la sola eccezione per il momento della gestione del servizio idrico. A questo proposito, però, Sacconi, “Ministro del welfare” dichiarava poche settimane fa che, in relazione alla gestione dell’acqua l’esito del referendum era da considerarsi niente affatto definitivo, affermando senza vergogna: “altro che sorella acqua, mi auguro che troveremo il modo per mettere in discussione il referendum”…
Eppure la Corte Costituzionale ha detto molto chiaramente che il referendum non era limitato alla gestione dell’acqua, ma che si estendeva a tutti i servizi pubblici locali!
Ci troviamo di fronte all’ennesimo abuso in spregio alla Costituzione e alla volontà popolare. In barba agli slogan federalistici, si continua poi ad intervenire sulle competenze dei Comuni e delle autonomie.
Come Federazione della Sinistra crediamo sia importante e necessario dare voce e applicazione al risultato referendario, rifiutando i ricatti introdotti dalla manovra. L’unica possibilità che abbiamo per evitare che quel grande risultato ci venga scippato è dunque quella di tornare a mobilitarci, con quello spirito e quell’entusiasmo che avevano animato la campagna referendaria dei mesi scorsi. Non sarà facile, ma vale la pena tentare.
Gianluca Ruotolo
Capogruppo Federazione della Sinistra
Castel Maggiore
Questa delibera è figlia del grande risultato referendario del 12 e 13 giugno che ha abrogato il famigerato articolo 23 bis del decreto Ronchi (ex ministro alle Politiche comunitarie del Governo Berlusconi, inizialmente approdato nel nuovo partito di Fini e da poco ritornato all’ovile…), la normativa che a tappe forzate imponeva la privatizzazione delle società a capitale pubblico che gestiscono servizi pubblici a rilevanza economica.
A fronte di questa buona notizia sul piano locale, dobbiamo purtroppo registrare che l'esecutivo Berlusconi, nel giro di nemmeno tre mesi, ha invece già escogitato il modo per aggirare il voto referendario sull'acqua e sulla gestione dei beni comuni.
L'articolo 4 dell’ultima manovra economica del Governo prevede, infatti, nuovamente la possibilità di aprire ai privati la gestione di trasporti pubblici, asili e rifiuti.
A questo Governo evidentemente non interessa che ventisette milioni di italiani si siano recati alle urne e che abbiano indicato una via alternativa alla mercificazione dei beni comuni e dei servizi pubblici strategici.
L’esecutivo, inoltre, sempre all’interno della stessa manovra, con una mossa ancora più subdola ha introdotto incentivi economici a favore dei Comuni che decideranno di privatizzare le proprie società: mentre con una mano si tagliano o paralizzano le risorse necessarie agli Enti locali per portare avanti politiche sociali e d’investimento, con l’altra si distribuisce denaro a quegli stessi Enti per spingerli ad intraprendere politiche economiche di destra che perseguono lo smantellamento del patrimonio pubblico.
Ecco perché nei prossimi mesi, anche in presenza di una società come Geovest in grado di offrire ottimi servizi ai cittadini a tariffe più vantaggiose rispetto ai grandi concorrenti privati - o quasi - e con un’elevata efficienza delle politiche aziendali, il risultato appena conseguito potrebbe essere messo nuovamente in discussione.
E’ chiarissimo, quindi, come venga presa in giro la volontà degli italiani e come si spalanchino le porte alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, con la sola eccezione per il momento della gestione del servizio idrico. A questo proposito, però, Sacconi, “Ministro del welfare” dichiarava poche settimane fa che, in relazione alla gestione dell’acqua l’esito del referendum era da considerarsi niente affatto definitivo, affermando senza vergogna: “altro che sorella acqua, mi auguro che troveremo il modo per mettere in discussione il referendum”…
Eppure la Corte Costituzionale ha detto molto chiaramente che il referendum non era limitato alla gestione dell’acqua, ma che si estendeva a tutti i servizi pubblici locali!
Ci troviamo di fronte all’ennesimo abuso in spregio alla Costituzione e alla volontà popolare. In barba agli slogan federalistici, si continua poi ad intervenire sulle competenze dei Comuni e delle autonomie.
Come Federazione della Sinistra crediamo sia importante e necessario dare voce e applicazione al risultato referendario, rifiutando i ricatti introdotti dalla manovra. L’unica possibilità che abbiamo per evitare che quel grande risultato ci venga scippato è dunque quella di tornare a mobilitarci, con quello spirito e quell’entusiasmo che avevano animato la campagna referendaria dei mesi scorsi. Non sarà facile, ma vale la pena tentare.
Gianluca Ruotolo
Capogruppo Federazione della Sinistra
Castel Maggiore

Nessun commento:
Posta un commento