E' necessario un cambio di marcia. Un'inversione di tendenza. E il momento è arrivato. Per fare in modo che quasi 1 milione e 500 mila firme raccolte per presentare i quesiti referendari sull'acqua pubblica non siano state vane è necessaria una grande mobilitazione che porti la maggioranza degli italiani a votare ai referendum del 12 e 13 giugno. Di fronte ad una propaganda per l'acqua privatizzata (e per il ritorno al nucleare) che sarà subdola e ricca, dovremo essere in grado di comunicare le nostre ragioni nei modi più diversi: parlando con i vicini di casa, con gli amici, diffondendo messaggi via internet, organizzando volantinaggi ecc. La campagna referendaria “2 Sì per l'Acqua bene comune” è qualcosa che va oltre le bandiere, i colori, le appartenenze politiche. Non a caso ho scelto di scrivere questo articolo evitando simboli di partito, perché sono convinto che questa grande battaglia si possa e si debba vincere nel modo più unitario e trasversale possibile. Solo in questo modo potremo voltare pagina e segnare un punto a favore di un cambiamento reale nelle politiche di gestione dei beni comuni, acqua in primis ma non solo. Dopo un ventennio di privatizzazioni e mercificazione
della sfera pubblica, con la vittoria dei referendum i cittadini e le cittadine si potranno riappropriare finalmente di un bene comune primario decidendo in tutto e per tutto come gestirlo. Oggi questo non è possibile. Se si raggiungerà il quorum e vinceranno i sì non avremo più società per azioni che rispettano sempre meno le reali esigenze del cittadino a tutto vantaggio del mercato. Facciamo un esempio su tutti che ci riguarda molto da vicino: Hera. Qualche settimane fa, l'azienda ha richiesto all'Ato (Agenzia territoriale di ambito) del nostro territorio di competenza di aumentare le tariffe dell'acqua di circa il 10%. Può apparire paradossale e difficilmente comprensibile, eppure questo è possibile in virtù di una convenzione pluriennale tra Ato ed Hera che consente a quest'ultima di recuperare gli introiti preventivati e non realizzati se, come in questo caso, si verifica un calo dei consumi da parte delle famiglie e delle imprese. Morale della favola: i cittadini risparmiano, con il loro comportamento virtuoso o perché la crisi economica li ha colpiti (contribuendo a raggiungere quelli che formalmente sono gli obiettivi dichiarati da Hera), e per questo rischiano seriamente di ricevere bollette più salate! Ma non sono solo i cittadini ad essere penalizzati da questo tipo di politica, perché anche i Comuni, pur essendo ancora azionisti di maggioranza, non ricevono dalla società gli investimenti sulle reti che sarebbero necessari ad esempio per ridurre le dispersioni e gli sprechi. Basti pensare che quattro anni fa Hera si era impegnata a ridurli del 5% e che ad oggi siamo ad un misero -0,5%. Per cambiare tutto questo e tornare ad una gestione davvero pubblica e partecipata da parte dei cittadini ci vuole un grosso sforzo unitario affinché il quorum venga raggiunto. Dobbiamo dire forte e chiaro ad un Governo che ha deciso di buttare dalla finestra qualcosa come 400 milioni di euro pur di non fare l'Election Day (accorpando i referendum alle elezioni amministrative) che gli italiani sono stanchi di una politica che sacrifica gli interessi collettivi a vantaggio di quelli della cricca. L'auspicio è che anche a Castel Maggiore, con la partecipazione delle forze politiche, delle associazioni, dei singoli cittadini, si possa lavorare per dimostrare che un'altra Italia è possibile. Qui ed ora. Perché solo la partecipazione è libertà. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.
della sfera pubblica, con la vittoria dei referendum i cittadini e le cittadine si potranno riappropriare finalmente di un bene comune primario decidendo in tutto e per tutto come gestirlo. Oggi questo non è possibile. Se si raggiungerà il quorum e vinceranno i sì non avremo più società per azioni che rispettano sempre meno le reali esigenze del cittadino a tutto vantaggio del mercato. Facciamo un esempio su tutti che ci riguarda molto da vicino: Hera. Qualche settimane fa, l'azienda ha richiesto all'Ato (Agenzia territoriale di ambito) del nostro territorio di competenza di aumentare le tariffe dell'acqua di circa il 10%. Può apparire paradossale e difficilmente comprensibile, eppure questo è possibile in virtù di una convenzione pluriennale tra Ato ed Hera che consente a quest'ultima di recuperare gli introiti preventivati e non realizzati se, come in questo caso, si verifica un calo dei consumi da parte delle famiglie e delle imprese. Morale della favola: i cittadini risparmiano, con il loro comportamento virtuoso o perché la crisi economica li ha colpiti (contribuendo a raggiungere quelli che formalmente sono gli obiettivi dichiarati da Hera), e per questo rischiano seriamente di ricevere bollette più salate! Ma non sono solo i cittadini ad essere penalizzati da questo tipo di politica, perché anche i Comuni, pur essendo ancora azionisti di maggioranza, non ricevono dalla società gli investimenti sulle reti che sarebbero necessari ad esempio per ridurre le dispersioni e gli sprechi. Basti pensare che quattro anni fa Hera si era impegnata a ridurli del 5% e che ad oggi siamo ad un misero -0,5%. Per cambiare tutto questo e tornare ad una gestione davvero pubblica e partecipata da parte dei cittadini ci vuole un grosso sforzo unitario affinché il quorum venga raggiunto. Dobbiamo dire forte e chiaro ad un Governo che ha deciso di buttare dalla finestra qualcosa come 400 milioni di euro pur di non fare l'Election Day (accorpando i referendum alle elezioni amministrative) che gli italiani sono stanchi di una politica che sacrifica gli interessi collettivi a vantaggio di quelli della cricca. L'auspicio è che anche a Castel Maggiore, con la partecipazione delle forze politiche, delle associazioni, dei singoli cittadini, si possa lavorare per dimostrare che un'altra Italia è possibile. Qui ed ora. Perché solo la partecipazione è libertà. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.
Consigliere Comunale e firmatario dei quesiti referendari per l'Acqua bene comune


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