Pubblichiamo l'articolo del Gruppo Consiliare FDS in uscita sul numero di giugno del giornale "In Comune".
Il terremoto che il 20 maggio ha duramente ferito la nostra
Regione e in particolare le province di Modena, Ferrara e Bologna, si è
ripresentato il 29 con la stessa forza e intensità producendo ancora danni
materiali, colpendo la storia di questo territorio, gli animi di ognuno di noi
e, purtroppo, facendo ancora vittime.
Non sono più tra noi operai costretti a lavorare di giorno e di
notte, precari, migranti (che sempre più ingiustificatamente ritardiamo a
considerare a tutti gli effetti cittadini italiani…); non è più tra noi chi
lavorava nei capannoni, perché i più deboli sono sempre i primi a pagare. Ci
hanno lasciato giovani, donne, anziani, persone di tutte le età.
Questo spazio è un pensiero rivolto a
loro e ai loro cari. E alle tante persone che hanno visto la loro quotidianità
cambiare all’improvviso, gente sfollata, che ha perso la propria casa, senza
più un lavoro. Gente che comunque, nella giustificata paura, dimostra di avere
voglia di rialzarsi il prima possibile e tornare alla “normalità”. Gente che
non deve essere lasciata sola, prima di tutto dalle Istituzioni.
In questo momento non si può che stringersi forte intorno a loro,
esprimendo tutta la nostra vicinanza e solidarietà.
E, pur sapendo che un evento di questo tipo non si può prevedere,
subito bisogna interrogarsi su cosa non ha funzionato in questo disastro, per
fare in modo che gli errori non si ripetano in futuro. M’interessa, ad esempio,
domandarmi che tipo di economia è quella che sfrutta fino all’osso la mano
d’opera, il lavoro salariato, e non si cura nemmeno delle condizioni materiali
in cui fa tutto questo, obbligando persone a rientrare in strutture
pericolanti. Perché i capannoni dove il 29 maggio sono
rimasti sepolti i lavoratori modenesi, migranti o italiani che fossero, erano
stati ritenuti agibili dopo la prima scossa? Non abbiamo elementi per dire se
siano state violate o meno le normative sulla sicurezza, su questo attendiamo
la risposta dalle inchieste in corso.
Una cosa che sappiamo è che si possono
limitare enormemente i danni se si rispetta il territorio e se si costruisce
con criteri antisismici. Lo Stato dovrebbe investire in questo, piuttosto che
gettare dalla finestra tanti miliardi per spese militari o grandi opere
inutili.
In questo senso penso che sia stato giusto
chiedere al Presidente della Repubblica, che ha sollecitato i giovani ad aprire
porte e finestre anche qualora le trovassero chiuse, di dare l’esempio
annullando la parata militare del 2 giugno, che da sola nel 2011 era costata
4,4 milioni di euro e che comunque anche ridotta, secondo il ministero della
Difesa, quest’anno è costata quasi 3 milioni di euro. Quei soldi siano
investiti in opere di solidarietà con la popolazione stremata dal terremoto e
quei contingenti vengano utilizzati nelle zone bisognose di aiuti!
Per chi fosse interessato, segnalo infine che è stata attivata una
cassa di resistenza a favore delle famiglie dei lavoratori vittime del
terremoto. I versamenti possono essere effettuati sul seguente conto corrente:
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra - Comitato
regionale Emilia-Romagna, Via Menganti 8 – 40133 Bologna IBAN IT 06 L 02008
12932 000003118146. Causale: Cassa resistenza terremoto.
Gianluca Ruotolo
Capogruppo
Federazione della Sinistra

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