lunedì 4 giugno 2012

Il terremoto colpisce tutti, ma a pagare un prezzo altissimo sono i lavoratori


Pubblichiamo l'articolo del Gruppo Consiliare FDS in uscita sul numero di giugno del giornale "In Comune". 

Il terremoto che il 20 maggio ha duramente ferito la nostra Regione e in particolare le province di Modena, Ferrara e Bologna, si è ripresentato il 29 con la stessa forza e intensità producendo ancora danni materiali, colpendo la storia di questo territorio, gli animi di ognuno di noi e, purtroppo, facendo ancora vittime.
Non sono più tra noi operai costretti a lavorare di giorno e di notte, precari, migranti (che sempre più ingiustificatamente ritardiamo a considerare a tutti gli effetti cittadini italiani…); non è più tra noi chi lavorava nei capannoni, perché i più deboli sono sempre i primi a pagare. Ci hanno lasciato giovani, donne, anziani, persone di tutte le età.
Questo spazio è un pensiero rivolto a loro e ai loro cari. E alle tante persone che hanno visto la loro quotidianità cambiare all’improvviso, gente sfollata, che ha perso la propria casa, senza più un lavoro. Gente che comunque, nella giustificata paura, dimostra di avere voglia di rialzarsi il prima possibile e tornare alla “normalità”. Gente che non deve essere lasciata sola, prima di tutto dalle Istituzioni.
In questo momento non si può che stringersi forte intorno a loro, esprimendo tutta la nostra vicinanza e solidarietà.
E, pur sapendo che un evento di questo tipo non si può prevedere, subito bisogna interrogarsi su cosa non ha funzionato in questo disastro, per fare in modo che gli errori non si ripetano in futuro. M’interessa, ad esempio, domandarmi che tipo di economia è quella che sfrutta fino all’osso la mano d’opera, il lavoro salariato, e non si cura nemmeno delle condizioni materiali in cui fa tutto questo, obbligando persone a rientrare in strutture pericolanti. Perché i capannoni dove il 29 maggio sono rimasti sepolti i lavoratori modenesi, migranti o italiani che fossero, erano stati ritenuti agibili dopo la prima scossa? Non abbiamo elementi per dire se siano state violate o meno le normative sulla sicurezza, su questo attendiamo la risposta dalle inchieste in corso.
Una cosa che sappiamo è che si possono limitare enormemente i danni se si rispetta il territorio e se si costruisce con criteri antisismici. Lo Stato dovrebbe investire in questo, piuttosto che gettare dalla finestra tanti miliardi per spese militari o grandi opere inutili.
In questo senso penso che sia stato giusto chiedere al Presidente della Repubblica, che ha sollecitato i giovani ad aprire porte e finestre anche qualora le trovassero chiuse, di dare l’esempio annullando la parata militare del 2 giugno, che da sola nel 2011 era costata 4,4 milioni di euro e che comunque anche ridotta, secondo il ministero della Difesa, quest’anno è costata quasi 3 milioni di euro. Quei soldi siano investiti in opere di solidarietà con la popolazione stremata dal terremoto e quei contingenti vengano utilizzati nelle zone bisognose di aiuti!
Per chi fosse interessato, segnalo infine che è stata attivata una cassa di resistenza a favore delle famiglie dei lavoratori vittime del terremoto. I versamenti possono essere effettuati sul seguente conto corrente: Partito della Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra - Comitato regionale Emilia-Romagna, Via Menganti 8 – 40133 Bologna IBAN IT 06 L 02008 12932 000003118146. Causale: Cassa resistenza terremoto.
Gianluca Ruotolo
Capogruppo Federazione della Sinistra

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