martedì 17 luglio 2012

Acqua pubblica, riattivarsi a un anno dai referendum


Pubblichiamo di seguito l'articolo del Gruppo Consiliare FDS in uscita su "In Comune" del mese di luglio. 

E’ trascorso poco più di un anno da quel famoso 13 giugno del 2011, giorno in cui il referendum sull'acqua raggiunse il quorum dopo una campagna elettorale partita dal basso e una valanga di sì che cancellò due norme. La prima norma abrogata disegnava un percorso a tappe forzate per aumentare la partecipazione dei privati nelle società che gestiscono il servizio. La seconda diceva che alle stesse società doveva essere garantito sempre e a prescindere un profitto e, per questo motivo, nel calcolo della bolletta bisognava includere anche la remunerazione del capitale investito.

Per comprendere meglio ad un anno dal referendum cosa sia realmente cambiato, abbiamo deciso di ospitare in questo spazio riservato alla Federazione della Sinistra, il punto di vista di Andrea Caselli del Comitato Acqua Bene Comune di Bologna.

Crediamo, infatti, come Federazione della Sinistra che sia necessario riportare l’attenzione sulle tematiche referendarie legate alla gestione del servizio idrico perché, secondo noi, rappresentano molto bene l’esigenza di far uscire dalla gestione di quei servizi vicini ai cittadini i grandi interessi economici e la loro ricerca di profitti a tutti i costi. In questa fase è inoltre di assoluta importanza il coinvolgimento di tutte quelle forze politiche e non (singoli cittadini, associazioni, sindacati e appunto comitati) che grazie anche alle loro diverse sensibilità hanno contribuito, l'anno passato, al grande successo della democrazia dal basso al quale è fondamentale, però, dare piena applicazione.
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di Andrea Caselli, portavoce Forum Acqua Bene Comune di Bologna

Acqua pubblica, acqua bene comune. Acqua indispensabile alla vita umana e a tutte le forme di vita. Acqua da sottrarre al controllo di pochi e da restituire alla collettività. Acqua da sottrarre alla mercificazione. Questo era l'obiettivo dei referendum del 12 e 13 giugno 2011.
Ed è dai 27 milioni di votanti a quei referendum, che bisogna ripartire per continuare a riaffermare la necessità di una gestione pubblica e partecipata del servizio idrico. E’ a quei cittadini che va dato conto di quello che ancora non si è fatto per realizzare le finalità referendarie. E' a questa maggioritaria volontà che deve inchinarsi la classe politica che a diverso titolo governa il nostro paese. Dal Governo al Parlamento, fino alle Pubbliche Amministrazioni locali. Non si può non comprendere che è da qui che può nascere e moltiplicarsi rapidamente un vasto sentimento di ripulsa del ceto politico. Già il governo Berlusconi approvava, ad urne elettorali appena chiuse la reintroduzione del decreto Ronchi per la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Il Parlamento approvava. Poi il governo Monti avvallava tutta la legislazione berlusconiana, e tentava di impedire le gestioni pubbliche dell'acqua. Grazie ad una pronta mobilitazione del movimento per l'acqua l'operazione veniva in gran parte sventata, ma si confermava il profilo privatizzatore del Governo Monti. Intanto anche sul secondo quesito referendario si assisteva ad un atteggiamento di completa inerzia da parte delle amministrazioni pubbliche locali. La remunerazione del capitale, appena abrogata rimaneva in tariffa pressoché dovunque le Ato (assemblee dei sindaci) confermavano le tariffe, al più, come nel caso bolognese, la remunerazione per i nuovi investimenti passava dal 7% al 5,36%. Nulla si sta facendo per avviare processi di ripubblicizzazione del servizio idrico, anzi in alcuni casi come a Roma, il sindaco Alemanno, sta tentando di privatizzare quasi completamente ACEA (il controllo pubblico passerebbe dal 51% al 30%). Unica lodevole eccezione è quella rappresentata dal comune di Napoli che ha trasformato l'azienda di gestione in Ente pubblico. Anche sui nostri territori, dove la gestione si realizza tramite una azienda di proprietà per il 60% dei Comuni ma sostanzialmente privata, HERA, non solo non si è aperta la discussione su come operare la ripubblicizzazione, ma continuano le trattative per la creazione della cosiddetta multiutility del nord. In particolare si è aperta la trattativa con ACEGAS (Veneto e Trieste) per una fusione delle due aziende. Operazione che allontanerebbe ulteriormente il governo dell'impresa dal territorio. Ad esempio, quanto conterebbe il Comune di Castel Maggiore nella nuova azienda?
Referendum negato quindi? Per ora la risposta è sì. Ma i Comitati per l'acqua pubblica e la coalizione sociale che li sorregge, fatta di associazioni culturali ed ambientaliste, sindacati, partiti, gruppi di base ecc. continuano la lotta perché si affermi quella volontà e venga rispettato l'esito referendario. Con la campagna di ‘Obbedienza civile’ perché sia eliminata dalla tariffa la remunerazione del capitale attraverso un reclamo/istanza di rimborso e l'auto riduzione conseguente della bolletta da parte dell'utente. Con la campagna per la ripubblicizzazione del servizio. Ma anche chiedendo alle forze del governo locale di cambiare rotta, comprendendo finalmente che la crisi che stiamo attraversando a causa del liberismo globale richiede risposte che consentano di sottrarre il governo e la gestione dei "Beni comuni" ed in primis dell'acqua al mercato ed al sistema finanziario globale, riproponendo strumenti di finanza pubblica e un sistema di investimenti pubblici oltre che alla fine del patto di stabilità. Chiediamo a tutti quindi di condividere e discutere la piattaforma del movimento dell'acqua, ma insieme proponiamo alle forze che non condividono con noi l'intera piattaforma, ma che hanno dato indicazione di votare sì ai referendum di condividere alcuni punti base e una serie di principi:
1. Attivarsi per il rispetto del referendum;
2. Chiedere la discussione parlamentare della proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua giacente dal 2007 in Parlamento e corredata da 400.000 firme;
3. Promuovere insieme ai comitati e alla FP-CGIL la raccolta di firme europea per il diritto umano all'acqua e contro la mercificazione dell'acqua;
4. Chiedere l'utilizzo dei dividendi di Hera per il riacquisto di azioni della stessa verso la sua ripubblicizzazione;
5. Blocco immediato delle trattative per la fusione di HERA-ACEGAS e di qualsiasi modificazione societaria che allarghi il perimetro dell'azienda togliendo potere agli enti locali;
6. promuovere la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori alle forme di governo del servizio idrico;
7. promuovere forme di finanza pubblica anche attraverso la cassa depositi e prestiti restituita alle sue originali funzioni;
8. Sbloccare gli investimenti degli enti locali tramite l'allentamento del patto di stabilità;
Chiediamo quindi ai Sindaci ed ai Consigli Comunali di continuare a lavorare per riappropriarsi di quel ruolo pubblico, senza il quale viene tradita l'essenza stessa del mandato democratico.
Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.
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Gianluca Ruotolo
Capogruppo Federazione della Sinistra Castel Maggiore

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