di Nando Mainardi*(da Liberazione, 01/03/2010)
In Emilia Romagna la Federazione della Sinistra sostiene la candidatura di Vasco Errani e aderisce alla coalizione di centrosinistra.
La Regione Emilia Romagna ha, in questi anni, investito risorse per fronteggiare la crisi, attivando in particolare ammortizzatori sociali in deroga e interventi sociali nei confronti dei lavoratori delle aziende in crisi e delle loro famiglie; giocando un ruolo, nei tavoli istituzionali, per evitare fallimenti, chiusure di aziende e perdite di posti di lavoro. Abbiamo posto, anche in queste settimane, la necessità di un salto di qualità nelle risposte alla crisi, poiché è evidente che - per quanto necessarie - le “pezze” non bastano: questa crisi sta modificando strutturalmente il sistema produttivo, industriale ed economico anche nella nostra regione riducendone la capacità occupazionale.
Il Piano Territoriale Regionale, approvato un paio di mesi fa, ha finalmente messo in campo una prospettiva di controtendenza rispetto alle politiche urbanistiche, territoriali, ambientali “storiche” dell’Emilia-Romagna. Se l’Emilia-Romagna è stata una regione a tratti virtuosa e a tratti decente sul fronte della spesa sociale, della spesa sanitaria e della qualità complessiva del welfare, sul fronte delle politiche urbanistiche e ambientali non c’è mai stato alcun elemento significativamente virtuoso. Anzi: negli ultimi trent’anni il cemento, nella nostra regione, è raddoppiato. Ora finalmente si pongono le condizioni per una riflessione sul modello di sviluppo e diventa esplicito l’obiettivo del ”consumo territorio zero”. Così pure vengono ribaditi due elementi su cui abbiamo lavorato in questi anni: il no al nucleare, sapendo peraltro che la nostra regione potrebbe essere uno dei territori scelti dal governo, e il mantenimento della norma che - nell’accesso al welfare regionale - mette sullo stesso piano tutti i nuclei famigliari, indipendentemente dalla presenza di un legame matrimoniale o meno. Sul fronte del welfare, sempre per quanto riguarda il programma, spariscono i tentativi di “sfondare” in direzione delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni.
Complessivamente pensiamo che la coalizione di centrosinistra - nella nostra regione - continui ad avere, grazie anche alle proposte che abbiamo messo in campo, elementi di “permeabilità” alla sofferenza sociale che proviene dai territori e dalla società emiliano-romagnola. E su questo, su come interagire con questa “permeabilità”, ritorna il tema del ruolo della Federazione della Sinistra, che per ora ci consente di produrre una semplificazione elettorale (in Emilia-Romagna ci sarà sulla scheda elettorale una sola falce e martello: la nostra) mentre è indubbiamente più faticosa, difficile e problematica la costruzione della soggettività politica della Federazione. E questo aspetto non è secondario.
Ciò che, infatti, avverà nei prossimi 5 anni in consiglio regionale non dipenderà soltanto dal livello di “progressismo” di Errani e del Pd emiliano-romagnolo, ma anche e soprattutto dalla nostra capacità o meno di radicarci socialmente; di produrre - attraverso la presenza nei luoghi della crisi e del conflitto - un senso comune di sinistra; dal coinvolgimento dei “pezzi” disarticolati di una sinistra diffusa ma dispersa. E dipenderà anche dall’attuazione di una regola molto importante, soprattutto quando si sta in coalizione: dire sì quando ci sono le condizioni, dire no quando è necessario.
*Segretario regionale PRC Emilia Romagna

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