Pubblichiamo di seguito l'articolo dell'Assessore Federico Palma (FDS) in uscita sul prossimo numero del giornale "In Comune".
A qualche mese dall’insediamento del Governo guidato da Mario Monti, spiace dover constatare come alla sostituzione dell’orchestra non abbia fatto seguito l’adozione di un nuovo spartito, quantomeno per quel che riguarda l’atteggiamento dell’Esecutivo nei confronti degli Enti locali e dei Comuni in particolare.
Sul fronte dei trasferimenti, il Decreto Legge 201/2011 (noto anche come “Salva Italia”) ha disposto un ulteriore taglio di risorse ai Comuni per l’anno 2012 di 1,465 miliardi di euro, che si aggiunge a quello di 2,5 miliardi già determinato per lo stesso anno dal Governo Berlusconi con il DL 78/2010. Inutile ricordare che il taglio dei trasferimenti mette i Comuni di fronte al bivio tra tagliare i servizi o chiedere sempre di più ai propri cittadini per mantenerli.
Per preparare il bilancio preventivo i Comuni hanno bisogno di certezze che purtroppo al momento in cui scrivo sono ben lontane dal delinearsi. Per il secondo anno consecutivo anche il Comune di Castel Maggiore è stato costretto a ricorrere all’esercizio provvisorio, con tutto quel che ne consegue in termini di rallentamento dell’intera macchina amministrativa.
La prima questione su cui è necessaria con urgenza la massima chiarezza è il Patto di Stabilità: l’attuale meccanismo, per ora non modificato dal Governo dei Professori, rischia di mettere il 70/80% dei Comuni italiani nella condizione di non rispettarlo, mandando al collasso l’intero sistema dei conti pubblici. Anche a Castel Maggiore ci sono investimenti e pagamenti bloccati che non possono essere più rinviati: è vitale che il Governo prenda in mano la questione il prima possibile, lavorando insieme alle associazioni degli Enti locali per una modifica sostanziale dell’impianto complessivo del Patto.
Un altro quadro di incertezza nella predisposizione del bilancio 2012 è quello relativo agli introiti che deriveranno dall’anticipazione dell’Imposta Municipale propria (IMU), la nuova imposizione sugli immobili. Le incongruenze presenti nella norma rendono particolarmente complessa una previsione realistica di questa entrata e rischiano di costringere le Amministrazioni ad un atteggiamento di autotutela e alla conseguente modulazione delle aliquote al rialzo, chiedendo ulteriori sacrifici ai cittadini.
In questo senso qualche riga deve essere spesa sul vero e proprio corto circuito che rischia di crearsi sul tema degli immobili di proprietà comunale non destinati a fini istituzionali: per come è scritta la norma, ad oggi il Comune si troverebbe a dover versare l’IMU allo Stato anche per gli alloggi destinati a Edilizia Residenziale Pubblica (le cosiddette “case popolari”). È evidente che, se questa situazione non è stata scientemente voluta dal legislatore, sarebbe opportuno chiarirla nel più breve tempo possibile attraverso una modifica normativa che escluda dall’IMU, come era per l’ICI, il patrimonio comunale. In caso contrario potrebbe crearsi il vero e proprio paradosso per cui in molti casi l’importo dell’IMU dovuta supererebbe lo stesso canone di locazione!
Se l’IMU (come il nome impropriamente suggerisce) fosse rimasta per intero ai Comuni invece di finire per oltre il 50% nelle casse dell’Erario, lo Stato avrebbe potuto risparmiare ulteriormente sui trasferimenti lasciando al tempo stesso ai Comuni quei margini di autonomia che da troppi anni reclamano.
Un’ultima riflessione la meritano le cosiddette liberalizzazioni dei servizi pubblici locali: al di là del fatto che fino ad ora non sono stati toccati settori come quello bancario su cui sarebbe necessario un intervento molto deciso, gli ultimi provvedimenti sembrano ispirati alla stessa logica di demonizzazione delle gestioni pubbliche che già caratterizzava il Governo di centro-destra. Il sospetto è che l’obiettivo vero sia quello di obbligare i Comuni a svendere il proprio patrimonio, per giunta a prescindere da ogni valutazione sull’efficacia e sull’efficienza della sua gestione. Se la stessa Unione Europea in proposito non indica la sola via del mercato ma lascia aperte anche le possibilità di gestione “in house” e se solo pochi mesi fa la maggioranza assoluta degli italiani in un referendum ha affermato con chiarezza una volontà di segno opposto, tanta pressione da parte del Governo appare giustificabile solamente da un orientamento ideologico che probabilmente i tecnici farebbero bene a lasciare alla politica.
Federico Palma
Assessore ai Servizi finanziari, contabili e del patrimonio,
alle Politiche abitative

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