martedì 7 febbraio 2012

La crisi a Castel Maggiore, vista dalla Fiom-Cgil

Pubblichiamo di seguito l'articolo del Gruppo Consiliare FDS in uscita sul prossimo numero del giornale "In Comune".

Come Federazione della Sinistra siamo felici di poter ospitare nello spazio di In Comune riservato al nostro Gruppo Consiliare un’intervista al funzionario della Fiom-Cgil Marco Colli, che ringraziamo per la disponibilità. Invece di soffermarci ancora sull’infondato polverone sollevato dal PDL su Via Neruda, vicenda per la quale abbiamo già detto la nostra attraverso un volantino che potete trovare anche sul nostro blog e sulla nostra pagina Facebook, abbiamo pensato di rivolgere l’attenzione verso quel che sta accadendo in tante aziende del territorio, dove la crisi continua a mordere e la situazione per le lavoratrici e i lavoratori si fa sempre più difficile.  

Quali sono le principali vertenze che interessano in questo momento le aziende metalmeccaniche di Castel Maggiore? La SibSiber per istanza di fallimento, la Fim Forcellini in contratto di solidarietà, la Tecnoal in cassa integrazione ordinaria (CIGO) a singhiozzo da 24 mesi, la Gea-Technofrigo in cassa integrazione straordinaria (CIGS) e con la richiesta dell'azienda di 13 mobilità, la Zucchini è stata in CIGO per 4 mesi, la Castellini ha 15 lavoratori trasferiti ad Imola, la Cevolani in CIGS e con 7 mobilità e la Rinieri in CIGO.

Quali sono le difficoltà che state incontrando? Qual è l'atteggiamento delle proprietà?Siamo di fronte ad una crisi negata dal Governo precedente, e in gran parte anche da Cisl e Uil, che la Fiom sta affrontando nelle fabbriche da circa 3 anni e mezzo e ad una stretta creditizia da parte del sistema bancario. Parecchie aziende, le prime a non credere in una ripresa a medio termine, oltre ad avere un calo oramai strutturale del numero degli ordini, stanno praticando ristrutturazioni e delocalizzazioni (come nel caso della Tartarini e della Technofrigo) che incidono prima di tutto sul personale. Ci sono aziende di proprietari bolognesi che, pur avendo ancora un buon fatturato, hanno grossi problemi di tipo finanziario nel pagare i fornitori e gli stipendi e stanno per gettare la spugna rischiando di morire come si dice in sindacalese "con la pancia piena".

Le recenti disposizioni del Governo Monti in materia pensionistica hanno avuto degli effetti sulle situazioni che state seguendo? Ci sono lavoratori su cui avevate chiuso degli accordi attraverso la mobilità che con la riforma della previdenza sono ulteriormente in difficoltà?Come Fiom abbiamo chiuso o stiamo tentando di chiudere sul territorio diverse trattative. In generale in presenza di processi di mobilità cerchiamo di fare accordi che considerino la volontarietà nell’utilizzo di questo ammortizzatore sociale, che favoriscano l'accompagnamento dei lavoratori alla pensione oppure nella ricerca di nuove opportunità di lavoro. Ci troviamo in una sorta di limbo: ci sono lavoratori in mobilità che chiedono quotidianamente al sindacato cose a cui in questo caos normativo non si riesce sempre a dare risposte, altri lavoratori che non sanno che decisioni prendere, ed aziende che si irrigidiscono perché pensano che non si riesca ad accompagnare attraverso un processo concordato l'eventuale uscita dei lavoratori dall’azienda.

Cosa pensi dei provvedimenti in tema di lavoro allo studio del Governo? Sulla base della tua esperienza, aiuteranno il nostro territorio ad uscire dalla crisi o al contrario la aggraveranno?È di pochi giorni fa la notizia, tutta da verificare, sulla cassa integrazione che per Monti sembra debba essere uno strumento con una durata brevissima: se poi l'azienda non riparte in tempi altrettanto brevi può licenziare dietro un indennizzo i lavoratori in esubero. Però è giusto ricordare che i lavoratori dipendenti, così come le aziende, contribuiscono a pagare gli ammortizzatori sociali versando mensilmente attraverso le trattenute in busta paga. Ci rendiamo conto che moltissime aziende non hanno più lavoro e se non abbiamo avuto migliaia di licenziamenti è perché ci sono stati questi ammortizzatori sociali che, ripeto, vengono autofinanziati anche dai lavoratori? La volontà di questo Governo di modificare l’articolo 18 è l’ennesimo attacco allo Statuto dei lavoratori che avviene in una fase di crisi che richiederebbe invece l’aumento delle tutele ai più deboli, ad esempio con l’estensione dell’art. 18 a tutti i lavoratori. Siamo di fronte al vero e proprio liberismo!

Cosa bisognerebbe fare, secondo te e secondo la Fiom-Cgil, per rilanciare l'economia locale e il mercato del lavoro?Il problema centrale è riunire intorno ad un tavolo tutte le istituzioni dal livello più alto fino alle istituzioni locali e pensare a che modello di sviluppo vogliamo per il nostro Paese per affrontare la crisi ed uscirne. La cosa più scandalosa e miope è che in questi ultimi tre anni nessuno abbia pensato a quale sarà il futuro del settore manifatturiero nel nostro Paese, visto che la crisi ci ha ricordato che ci sono ancora centinaia di migliaia di operai e impiegati che lavorano nelle fabbriche e che non tutte le persone lavorano, come ci volevano far credere, nella finanza e più in generale nel settore terziario. Fino ad oggi si è solo pensato a come limitare i danni, non si è pensato a come deve essere un nuovo Paese. L'unico che ha sopperito a questo vuoto di idee è stato Marchionne con i risultati che tutti noi conosciamo e con il silenzio assordante di gran parte della politica.

Le Istituzioni, a partire dal Comune di Castel Maggiore, cosa possono fare per aiutare i lavoratori e le lavoratrici delle aziende in difficoltà?Le istituzioni locali, pur con i tagli che hanno subito dalle varie manovre dei Governi, devono tentare di trovare le risorse per aiutare i lavoratori e le loro famiglie. Ad esempio lavorando sulle tariffe e le imposte locali, come quelle degli asili, delle scuole e dei rifiuti. Mi permetto di sottolineare e di lanciare l’allarme su un problema forse sottovalutato: tra i lavoratori, oltre ad un problema di reddito, è sempre più presente il disagio sociale, che si abbatte sulla persona che si sente abbandonata e sola perché esclusa dal lavoro e non è più in grado di mantenere la propria famiglia. Abbiamo tanti lavoratori che ci confessano di ricorrere a psicofarmaci. Quindi bisogna localmente parlare con le Asl di questi problemi ed essere in grado di affrontare questo tipo di disagio.

Le elezioni del 2008 hanno lasciato fuori dal Parlamento quei Partiti (tra cui il nostro) da sempre vicini per la loro storia alle istanze dei lavoratori. Rispetto all’attuale scenario della politica nazionale, che cosa ti aspetteresti dalla sinistra?Purtroppo le ultime elezioni hanno lasciato la sinistra fuori dal Parlamento e questo personalmente l'ho percepito immediatamente come un vuoto grave che si sarebbe riversato sui lavoratori, orfani di una forza politica in grado di rappresentare in Parlamento le loro istanze e ragioni. Visto che come ho detto prima ci sono ancora migliaia di lavoratori nelle fabbriche, mi aspetto e mi auguro che a breve ci sia in Parlamento di nuovo una sinistra vera che però parli delle cose concrete, come fate voi, con il sindacato e i lavoratori. Una sinistra più pragmatica, più umile, attenta ad ascoltare i problemi delle persone e propositiva dalla base.

Gianluca Ruotolo
Capogruppo Federazione della Sinistra Castel Maggiore

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