I risultati delle ultime elezioni, anche se in parte attesi, hanno letteralmente sconvolto il sistema politico italiano. Il fallimento del bipolarismo/bipartitismo all’americana è stato sancito una volta per tutte, rafforzando il sentimento di disaffezione delle italiane e degli italiani nei confronti dei partiti “tradizionali”. Il Movimento 5 Stelle è stato certamente il principale artefice di questo tsunami. Tutti gli altri partiti, incluso il PDL di Berlusconi, sono stati sconfitti. Tra le vittime di questa tornate elettorale c’è però anche l’Italia, che ora si ritrova in una situazione di difficile governabilità in un momento storico drammatico come quello che stiamo vivendo che richiederebbe invece una forte stabilità politica per approvare i provvedimenti a favore della crescita e del lavoro necessari per uscire dalla crisi. Vale la pena leggere un po’ di numeri riguardo le ultime elezioni per comprendere meglio queste riflessioni. La coalizione di centrodestra perde quasi 7.200.000 di voti rispetto alle scorse elezioni (il PDL da solo ne perde quasi 6.300.000); quella di centrosinistra lascia sul campo quasi 3.700.000 di elettori rispetto alle elezioni del 2008 (il PD da solo ne perde quasi 3.500.000). Si stima che 16 milioni (!) di elettori abbiano modificato il proprio voto rispetto al passato, in particolare a favore del Movimento 5 Stelle. La domanda ora è: ma per quale cambiamento? Su Grillo e sul “suo” movimento si dice e si legge di tutto. “E’ di destra perché si batte contro i costi e i privilegi della politica e non per un’equa redistribuzione della ricchezza”. “È di sinistra perché è contro le grandi opere, per la scuola e l’acqua pubblica, contro la precarietà”. “Il suo leader è un populista e un uomo di spettacolo”. “Il programma che porta avanti è irrealizzabile e porterebbe l’Italia alla rovina fuori dall’Euro.” E tanto altro ancora. Personalmente, ad oggi, non saprei dare una risposta precisa. Non sono però d’accordo con chi cerca di demonizzare a 360 gradi questo Movimento: al di là di Grillo, i cui toni e modalità sono perlomeno discutibili e penso alla lunga dannosi, le persone che hanno votato il M5S appartengono in maniera trasversale a tutti gli orientamenti politici (sinistra in primis, soprattutto nel nostro territorio) ed esprimono un forte disagio che deve essere ascoltato. Tra queste persone ci sono anche quelle che chiedono il rispetto dell’esito del Referendum del 2011 sull’acqua pubblica, o quelle che speravano che dopo le dimissioni del Governo Berlusconi i partiti si assumessero le proprie responsabilità e tornassero al voto invece di buttarsi in quell’esperimento fallimentare che è stato il Governo Monti, o ancora donne e uomini che si battono per uno sviluppo ambientale più sostenibile e sono contro le cosiddette “grandi opere” (come la TAV o il ponte sullo stretto di Messina). E soprattutto tanti giovani che vedono davanti a loro solamente un futuro precario. Io credo che sia compito della sinistra, una volte per tutte, farsi interprete di questa domanda di cambiamento per darle una giusta risposta, rimettendo al centro della propria azione politica la moralità, il lavoro e una crescita economica equa e sostenibile. La prima cosa da fare per riuscire in questo difficile compito è ancora una volta l’unità della sinistra, cosa che non si è verificata nemmeno in queste ultime elezioni. Noi però che con questo obiettivo lavoriamo da sempre, dentro e fuori le Istituzioni del nostro Comune, pensiamo che sia venuto il momento di lanciare una proposta e una sfida chiara a chi ancora a Castel Maggiore si riconosce in un’identità di sinistra: nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, in vista dell’importante appuntamento amministrativo del 2014 e non solo, lavoriamo per dare vita ad una nuova soggettività locale della sinistra che, in modo allargato, plurale e senza cancellare le diverse appartenenze, sia capace di andare oltre gli steccati di partito per provare a rappresentare chiunque nelle forze politiche, nelle associazioni o nel sindacato dedichi il proprio impegno al lavoro, alla cultura, ai diritti, alla socialità, all’ambiente. Un progetto che, in sinergia e in relazione con le altre forze progressiste, possa tornare a rappresentare chi non si sente più rappresentato e che almeno territorialmente dia fiato e gambe alla disperata richiesta di cambiamento che è arrivata dalle urne. Noi ci siamo.
Gianluca Ruotolo
Capogruppo Federazione della Sinistra Castel Maggiore

Nessun commento:
Posta un commento