Di seguito l'intervento del Capogruppo Prc-Pdci Gianluca Ruotolo sulla questione del crocifisso nelle aule scolastiche a seguito della sentenza della Corte Europea: durante la seduta del Consiglio Comunale del 25 novembre sono stati presentati due ordini del giorno sull'argomento, uno a firma del PdL e uno del Pd. Il Gruppo comunista ha votato contro il primo e si è astenuto sul secondo.
La Corte Europea dei diritti dell'uomo composta da sette giudici di sette diversi Paesi diversi ha affermato che «La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e una violazione alla libertà di religione degli alunni»
Ciò significa che la libertà religiosa implica il rispetto e l’uguale trattamento di tutte le confessioni religiose (ed anche dei non credenti); di conseguenza gli Stati che hanno sottoscritto la Convenzione Europea sui diritti fondamentali dell’uomo che prevede appunto il diritto alla libertà religiosa, non possono affiggere nelle aule delle scuole pubbliche i simboli di una confessione religiosa; una tale scelta sarebbe discriminatoria per coloro che non professano tale religione e quindi sarebbe lesiva della libertà religiosa.
Gli stati membri dell’UE non possono quindi privilegiare alcuna confessione religiosa.
Se il ricorso presentato dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo non dovesse essere accolto, la sentenza diverrà definitiva tra tre mesi, e allora spetterà al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa decidere, entro sei mesi, quali azioni il governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni.
Questo significa che qualsiasi sentenza pronunciata in Italia in merito a tale aspetto che confermasse in qualche modo la presenza del crocifisso non avrebbe valore rispetto alla decisione presa dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa
Il principio affermato dalla sentenza della Corte europea trae fondamento dalla Convenzione Europea dei diritti fondamentali dell’uomo, trova peraltro riscontro nella nostra Costituzione che, come ha precisato la Corte Costituzionale (sentenza n.203/89), ha affermato che nel nostro ordinamento costituzionale vige il principio supremo della laicità dello Stato.
Quindi massimo rispetto, anzi anche sostegno per tutte le confessioni religiose, ma massima libertà ed uguaglianza di tutte le confessioni e dei non credenti.
I commenti alla decisione della Corte di Strasburgo sono stati i più svariati; tanto che siamo qui oggi, in questa seduta, a parlarne; il mondo politico e culturale italiano ha offerto un’immagine di personaggi che con dichiarazioni ambigue dettate da motivazioni politiche opportunistiche, da una parte e dell’altra, hanno fatto a gara nella difesa del Crocifisso di Stato.
Negli stessi giorni però a Firenze un certo Don Santoro che ha praticato i valori del cristianesimo dando dignità alla gente di un quartiere estremamente degradato come quello delle Piagge di Firenze, ma reo di aver celebrato le nozze fra un uomo ed un ex-uomo (che è una donna a tutti gli effetti di legge), è stato dal suo vescovo cacciato dalla sua comunità delle Piagge senza alcuna reazione se non flebile dei difensori nostrani del crocifisso nelle scuole.
Il "diritto" (nel caso specifico la Costituzione Repubblicana e la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo) ha affermato il principio della libertà religiosa che implica l’uguale trattamento da parte dello Stato di tutte le confessioni religiose (ma anche dei non credenti); la libertà religiosa non implica la negazione delle tradizioni culturali e storiche di ciascuna realtà, ma implica un’apertura verso una società inclusiva in cui le tradizioni antiche, possano convivere con le nuove esigenze ed esperienze. Uno Stato democratico e laico deve essere il garante di questa nuova dimensione inclusiva della società rispettosa di tutte le sensibilità e tradizioni.
Bisogna fare scelte coerenti e concrete; laicità dello Stato significa, come ha affermato la Corte Costituzionale, non indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, ma libertà per tutti (anche per gli agnostici e laici) ed uguale trattamento da parte delle istituzioni pubbliche per tutti.
Per questa ragione nessuno contesta il valore religioso e/o morale del Crocifisso, come di tanti altri simboli religiosi o laici; lo Stato deve rispettare tutti i simboli religiosi, ma non può farne proprio nessuno senza violare il principio della libertà religiosa e della laicità. Cosi come non c’è più la Religione di Stato, in uno Stato che si proclama laico non può esserci il Crocifisso di Stato. Non è un caso infatti che la sentenza è stata presa all’unanimità da giudici del Belgio, Italia, Portogallo, Lituania, Serbia, Ungheria, Turchia che sono in grado di rappresentare una visione globale di tale diritti; visione che in Italia tardiamo a raggiungere.
Vorrei concludere leggendo una dichiarazione di don Aldo Antonelli sacerdote di un paesino vicino L’Aquila e lo leggo come persona che non può negare una sua vicinanza affettiva ad una certa pratica della cristianità
“L’unico luogo in cui degnamente può stare una croce è un non luogo: è la coscienza del credente, là dove nascono e maturano quei comportamenti che fanno del cristiano, questo sì, il vero segno della di Lui presenza.
Lamentiamo e protestiamo contro quello che nei secoli è stato un vero e proprio trasloco abusivo da una testimonianza esistenziale interiore ad una invadenza superficiale esteriore.
Una croce ridotta a simbolo culturale costituisce, per la sensibilità del credente, una profanazione di svuotamento; mentre per molti politici ed altrettanti ecclesiastici diventa moneta di scambio per il consolidamento del loro potere. Simbolo equivoco è diventata questa croce trasformata in spada, che invece di unire divide e che invece di proporsi si impone”.

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