Data l’ampiezza della manovra e l’incidenza della stessa sulle autonomie locali (stiamo parlando dei 2/3), è difficile accettare che il Governo voglia cavarsela con questo ”ammorbidimento” sulla gestione dei tagli.
Il problema è quello di una modifica complessiva della manovra con uno spostamento dei carichi fiscali dal lavoro ai guadagni di capitale e alle rendite, dai redditi ai patrimoni, dai contribuenti con ritenuta alla fonte agli evasori, come giustamente hanno suggerito nel loro appello molti economisti.
La manovra finanziaria varata dal Governo, è all’insegna dell’ennesimo raggiro alle spalle degli italiani e apre prospettive veramente buie. Le misure, adottate con il proposito di debellare il rischio di crisi economiche e finanziarie nel Paese e di colpire evasori e speculatori, sono in realtà indirizzate prevalentemente nei confronti dei lavoratori e pensionati, cioè i soggetti maggiormente colpiti dalla crisi e dalle richieste di “sacrificio” inserite nel testo della finanziaria. C’è uno scivolamento di responsabilità verso il basso, con conseguente mancanza di risorse destinate agli enti locali erogatori di servizi, che definirei insostenibile e immorale. In un momento di grave difficoltà economica e d’impoverimento progressivo delle famiglie, il Governo continua a penalizzare i redditi da lavoro e pensioni, senza intervenire sulle rendite e sulla speculazione finanziaria, causa stessa della crisi, nè tantomeno su un aumento dell’aliquota per i redditi elevati. Nessuna prospettiva di seria riforma strutturale si profila all’orizzonte, in grado di far capire in quale direzione si opera per la ripresa.
La manovra, se non sarà profondamente corretta, risulterà del tutto insostenibile e iniqua, con pesanti effetti sulla vita dei cittadini. Inoltre, con la riduzione o soppressione di molti servizi a causa dei vincoli introdotti, c’è il pericolo reale di un effetto depressivo sul sistema economico e sociale, con riduzione degli stessi livelli occupazionali.
Sono previsti 13 miliardi di tagli agli enti locali e alle regioni, con una diminuzione, in tre anni, di circa 60.000 unità di personale, e 40.000 licenziamenti di lavoratori precari di Comuni, Province e Regioni.
Per i Comuni il taglio ai trasferimenti è per 1,5 miliardi nel 2011e 2,5 miliardi dal 2012.
Le risorse su cui potranno contare i Comuni peggioreranno sensibilmente nei volumi e saranno sempre più insufficienti per l’erogazione degli attuali servizi essenziali. A causa di questo, le amministrazioni locali rischiano di compromettere la loro capacità di far fronte al livello di risposte ai bisogni della popolazione, in termini principalmente di servizi alla persona e ai cittadini, specialmente a quelli socialmente più deboli.
Io credo che tutti siamo disposti a fare dei sacrifici ma non è tollerabile che vengano richiesti da chi mantiene privilegi e benefici e impone ai lavoratori del settore pubblico un congelamento per tre anni di ogni incremento automatico e contrattuale e accelera l’aumento dell’età pensionabile per le donne a 65 anni già dal 2016.
Per non parlare anche del continuo ricatto, lesivo dei diritti contrattuali, operato verso i lavoratori a fronte di una garanzia del posto di lavoro, che sta provocando – come nel caso degli stabilimenti Fiat di Pomigliano – un frattura difficilmente sanabile che si configura come una vera e propria ‘guerra fra poveri’. Sono altamente discutibili i presupposti in base ai quali si ritiene che, attraverso simili politiche, si migliora la situazione economica e di bilancio e quindi ci si salvaguarda da un attacco speculativo. Piuttosto, per questa via si rischia di alimentare la crisi, le insolvenze e quindi la stessa speculazione.
A me pare che al punto in cui si è giunti vadano considerate anche pratiche esplicite di disubbidienza che rimettano in discussione il rispetto delle norme che si intendono varare. Peraltro, secondo alcune indagini recenti, almeno il 50% dei comuni non sarebbe in grado di rispettarle. Il punto fondamentale, secondo me, è dare informazioni ai nostri cittadini sugli effetti della manovra, sui servizi che sono a rischio, sui danni sociali che subiranno e perché no promuovere atti simbolici in cui si segnali la volontà delle amministrazioni di tenere comunque aperti servizi minacciati… dalle politiche di privatizzazioni aggiungerei (perché questo è il vero disegno ispiratore di questa manovra e di altre leggi di questo Governo come il famigerato Decreto Ronchi che impone la privatizzazione della gestione dell’acqua) .
Azioni simboliche e concludo che sottolineino il mantenimento della funzione sociale che hanno e che devono continuare ad avere le autonomie locali.

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